Almigio Stoppini - il motore del 2000

Scritto da

Se c’è una cosa che non sopporto al mondo - una su tutte - è la doccia fredda alla fine di un allenamento. Con quello che paghiamo di quota mensile vuoi che non si possano permettere un convertitore molecolare decente? Anche se fosse, se adesso non funziona, che attivino l’impianto geotermico, mioddio. Saranno antiquati, ma il loro lavoro l’hanno sempre fatto. Invece niente, docce fredde e tanti saluti. È che sono dei pezzi di merda, nient’altro, dei pigri e menefreghisti di merda, perché tanto la gente viene qui anche se in giro è pieno di CPV migliori. Da quando il Responsabile di Area ha messo il Sigillo, questo Centro Polisportivo Virtuale sembra diventato la Mecca: vengono tutti qui, anche se le docce sono fredde e i ledwall hanno una risoluzione da Terza Guerra Mondiale. A un certo punto, oggi, sembrava di giocare con una palla da pallavolo. Ha voglia poi a urlare, l’allenatore, e a dire che siamo delle fighette e che non dobbiamo trovare scuse perché una volta si giocava su campi da basket veri, con palloni veri, e quando si prendeva una pallonata su un dito bene che andava il dito si gonfiava per una settimana. Anche il nonno di mio nonno, quando era ragazzo, giocava a calcio con palloni veri - erano nostalgici - e quando andava male, e il dito o la caviglia, anziché gonfiarsi e basta si rompevano, glieli bloccavano per un mese con una miscela di garza e gesso, ma parliamo di preistoria, che discorsi sono? E suo nipote, mio nonno, andava a caccia in 3D con la mascherina per la realtà virtuale, e allora? Oggi, per fortuna, ci sono skinpad e ledwall sferici che hanno mandato in pensione sia il 3D, sia le mascherine, ma se non vanno bene, se non sono di qualità, non è questione di fighette o di uomini duri, ma è questione di simulare una partita di basket con un pallone che ogni tanto si trasforma in una palla da pallavolo, ed è uno schifo. Punto. È questione di imprenditori che lucrano sull’attività sportiva dei ragazzini. Non certo sulla nostra, perché noi abbiamo la forza e il coraggio di lamentarci, ma i più piccoli si abituano a tutto e fra qualche anno sarà normale allenarsi con palloni che all’improvviso cambiano forma, colore, e destinazione, con docce fredde alla fine dell’allenamento, con vaporizzatori che anziché aromatizzare cuoio e parquet aromatizzano un campo d’erba medica in alta quota. Lo dico piano, perché non ho voglia di beccarmi un’altra denuncia da sovversivo dopo la faccenda del tridimessaggio che ho condiviso insieme a Drip, ma questa cosa del green è sfuggita di mano a tanti. Vorrei vedere, poi, se questo CPV se lo merita davvero il Sigillo. Dicono che le certificazioni siano accessibili a chiunque ne faccia richiesta, ma per registrarsi al Portale Governativo occorre una laurea in lettere e un corso di orientering digitale ché ci sono talmente tante parole da leggere (ho contato più di sette righe, fitte come le pagine di un vecchio libro di carta) e istruzioni e rimandi a link lenti e obsoleti, da farti passare la voglia, altro che disponibili a tutti.

Secondo Drip qualcuno ci mangia sopra, qualche pezzo grosso, proprio come succedeva prima della Guerra Indolore. Drip è un anarchico totale. Non crede affatto al nuovo Governo ed è convinto che la Guerra Indolore sia stata una farsa e che la decimazione della popolazione mondiale sia stata pilotata. “Dobbiamo ribellarci a questo Sistema, non lo capisci? Sarà mica un caso che adesso si vada tutti d’accordo? Possibile che nessun delinquente abbia votato per i vincitori?”

Non ha tutti i torti, ma se mettessimo in dubbio la legittimità delle elezioni come si spiegherebbe che tutta la popolazione mondiale, o quanto meno i nove decimi che la mattina dopo non si sono svegliati, abbiano preso la pillola collegata al proprio candidato? Nella preistoria, quando Trump e il koreano giocavano ai pistoleri sulla pelle della gente, era impensabile che un giorno i governi di tutti i Paesi del Mondo si mettessero d’accordo per un’elezione globale, anche se quella elezione, con lo sterminio dei perdenti, avesse risolto il problema del sovrappopolamento e allo stesso tempo avesse garantito nuova e prosperosa vita ai sopravvissuti; eppure la Guerra Indolore si è tenuta e la gente la pillola l’ha ingoiata. “Il tuo scetticismo è già una prova che nessuno ha manipolato le cose - gli dico - perché altrimenti uno come te sarebbe finito tra quelli che il giorno dopo non si sono risvegliati!”. Ma non mi sta a sentire e continua a inneggiare alla rivoluzione, come se i quaranta giorni di esclusione dalla rete per avere condiviso quel tridimessaggio, che sbugiardava un Sigillo apposto a un ricovero per anziani, non gli fossero bastati. A me sono bastati, eccome, ma tornando al Sigillo apposto a questo CPV devo ammettere che la penso come Drip, anche se nessuno lo dovrà mai sapere.

Prima di uscire dal Centro passo a dare un’occhiata alla sezione delle virtual-bike. Qui i monitor sembrano migliori - almeno questi che danno sul corridoio, in favore dei guardoni - e lo skin scanner funziona a meraviglia. Ogni volta che ci penso sono tentato di pagare l’upgrade dell’abbonamento e sbloccare il filtro dell’intimo, ma duecento crediti per vedere tette a penzoloni e chiappe sotto sforzo, per quanto questi corsi siano pieni di fighe, mi sembrano ancora una follia. E poi ci sono sempre quelle che se ne fregano delle regole e l’intimo schermato non lo indossano, e così mi godo lo spettacolo completo senza pagare. Brave ragazze, siete la salvezza della mia masturbazione, anche se venire a fare bicicletta virtuale in pausa pranzo e vestirsi tirate apposta per farsi spogliare dagli skin scanner, e addirittura non indossare intimo schermato, è davvero da depravati, ma siate benedette, amiche mie, e se un giorno non sapeste dove passare la notte sappiate che ho un mio modulo personale e lì dentro sarete sempre le benvenute. Potrei farvi vedere la Ghirlesca, per esempio, uno dei pochi esemplari di bicicletta ancora esistente sulla faccia della terra. Se vi dicessi quanto l’ho pagata all’asta online mi dareste del matto, ma sono un nostalgico: mio nonno - sì, sempre quello che andava ancora a caccia con la mascherina per la realtà virtuale - da bambino ne aveva avuta una e i suoi racconti sulle sensazioni che provava, il vento vero sulla faccia, le asperità del terreno, la catena che scricchiolava, le ruote che alla lunga perdevano la centratura e iniziavano a ondeggiare, mi hanno fatto innamorare di questo reperto. Una bella parte del modulo è occupato da quella bicicletta, ma un po’ di spazio per noi lo rimedio, non vi preoccupate.

Fuori dal CPV c’è il solito clima perfetto. Il telefono lenticolare mi fa intravedere i livelli di qualità dell’aria e segnala semaforo verde su tutti i fronti: Ozono a 14, Biossido di Azoto a 1,7, Biossido di Zolfo a 1, Monossido di Carbonio a 47, PM10 a 1,1, PM2,5 a 0,9. Le aiuole sono ben rasate, il cielo è azzurro, il sole splende, il fruscio degli “alberi del vento” - retaggio vintage di cui il Responsabile di Area va molto fiero - è l’unica distorsione in questo paesaggio apparentemente perfetto. La mia floatingboard è sospesa a pochi centimetri da terra, dove l’avevo lasciata. È l’unica, tutti gli altri avventori del CPV non si fidano e le portano dentro, negli armadietti, ma mai uno che si sia preso una denuncia. Se lo facessi io, o se lo facesse Drip, sono sicuro che ci prenderemmo subito un’ammenda di sette crediti per diffusione di sfiducia e malcontento. Va be’, poco cambia, finché ho questo modello antiquato a fluttuazione a trenta centimetri da terra non credo che venga in mente a qualcuno di portarlo via. Non che io pensi che ci siano malviventi in circolazione, sia chiaro, che magari qui fuori hanno piazzato dei recettori del pensiero; dico solo per dire.

Drip ha l’ultima versione, la W12, una figata pazzesca: fluttua a due metri da terra e non è più grande di un’impronta di scarpe misura 47. Costa milleottocento crediti, una follia. Io non potrei permettermela neanche se per tre mesi lavorassi un’ora tutte le sere e tutte le quattro ore nei fine settimana, ma suo padre ha chiuso un appalto con la Macro Area 25 per lo spurgo dei convertitori molecolari e non ho idea di quanto incassi ogni anno. Immagino che sia una cifra spropositata. Drip non è un frequentatore di questo CPV, che io sappia non lo è di nessun Centro Polisportivo Virtuale in genere, ma se mai venisse qua non lascerebbe di certo la sua floatingboard W12 incustodita nel parcheggio esterno, con la differenza che, rispetto a tutti gli altri che portano abusivamente le floating negli armadietti, anche lui, come me, sarebbe subito beccato dai droni governativi.

Arrivato a casa vedo lampeggiare il nome del mio amico tra me e il portone, do’ un colpo di testa verso sinistra e rispondo al lenticolare. “Ciao vecchio – esordisce, prima che io possa sentire il rumore di due gocce di Ipradim vaporizzate – hai idea di cosa ci sia da fare per domani a scuola?”

Gli chiedo se nell’Ipradim ci abbia messo anche qualche goccia di Nivomax200 perché mi sembra che sia giocato il cervello: “Drip, credi davvero che io possa averne idea? Ho loggato il registro e ho lasciato che sia la rete ad assolvere ai miei doveri scolastici, come sempre”.

“Cos’è che hai sciolto in rete, vecchio?”

“Assolto, Drip, non sciolto. Lascia stare, ho copiato, ok? Cosa mi dovevi chiedere? Non ci credo che mi hai chiamato per i compiti”.

“Si, vabbè, non solo per quello…”.

“Sei solo a casa anche oggi?”

“Sì vecchio, e non c’è niente da mangiare, lo sai com’è fatta mia madre”.

“Vieni da me, non c’è problema. Questa mattina, prima di uscire, ho visto che la soia è arrivata a maturazione e ci devono essere anche delle fave di tonca e del seitan olandese”.

“Come cazzo fate a coltivare quella roba, vecchio? Sarà che mia madre non ci ha neanche mai provato e continua a spendere barche di crediti per comprare due filetti di pesce, che neanche mi piace”.

“Non siete una famiglia normale Drip, con quello che spendete a ogni pasto noi ci mangiamo per un anno intero”.

“In effetti sono dei ladri, vecchio, non si possono pagare tutti quei crediti per un etto di carne o due filetti di pesce, cazzo”.

“Ma tu hai idea di quanto costi allevare dei pesci in condizioni del tutto naturali, e aspettare che terminino il loro ciclo vitale, prima di poterli uccidere per farne cibo? E allevare un bue? Hai mai visto quanto è grosso un bue?”

“Perché non mettiamo su un allevamento, vecchio? Faremmo una montagna di crediti”.

“Perché ci vogliono generazioni prima di poter monetizzare anche uno solo di quegli animali, e nel frattempo cosa facciamo? Ci sarà un motivo per cui i maiali girano solo tra ricchi sfondati, no? La frase “Un maiale è per sempre” non è solo una pubblicità che riflette l’amore di chi lo regala, ma anche la vita di quel fottuto suino, Drip, ché muori prima tu davanti alle tue console, tempestato di skinpad sessuali, che quelli, all’aria aperta, serviti e riveriti. E non credo che a te ti potrei macellare”.

“Ho capito, va, continuiamo a restare schiavi del Sistema. Di’ a tua madre di preparare qualcosa anche per me, che arrivo”.

Drip è un caro amico, ma a forza di svapare sostanze strane credo davvero che si sia giocato il cervello. Mettere su un allevamento di animali. Come gli può saltare in mente?

Finiamo di cenare e Drip si mette a fare un pippone a mia madre. “Signora Caselli lei è davvero il prototipo della donna ideale, credo che nessuna sia in grado di gestire la casa e il giardino alimentare pensile come lei. Se mio padre avesse avuto la fortuna di incontrarla prima che lei avesse preso marito, anziché incontrare quella negata di madre!”. Pippone che la signora Caselli, mia madre, assorbe come una spugna di mare. Facciamo ancora due chiacchiere, ma prima che mia madre si monti la testa e si metta a raccontare tutti i segreti della casalinga perfetta ce ne andiamo in stanza, ognuno a casa propria, davanti alle console, per finire di discutere tra noi mentre scongiuriamo l’ennesima invasione di alieni.

La mattina dopo, la sveglia mi richiama a quella che ci è dato considerare realtà. Col dubbio in testa che alzarsi tutti i giorni alle otto e trenta, per farsi tre ore di scuola, non sia umano, butto giù il mio bicchiere di balanced breakfast e riprendo il mio ruolo in quello che certamente è il gioco virtuale di una qualche forma di vita superiore. Per strada è tutto perfetto. Per ogni macchina che fluttua in una direzione ce n’è una che fluttua nella direzione opposta. Il sole del mattino le avrà già ricaricate per l’intera giornata, qualsiasi sia il loro tragitto, e guardarle scorrere ha lo stesso effetto di arare un piccolo giardino zen da scrivania, quelli con la sabbia dentro e il rastrellino di legno, talmente sono armoniche e silenziose. Tallone e Ragno, i nostri vicini di casa omosessuali, passeggiano con le loro carrozzine uguali. Da quando hanno ottenuto le gemelline, la loro prima missione si è completata e i ventimila crediti che si sono ritrovati in conto li hanno resi ancora più felici. Ma un conto sono i vicini, un altro sono le piccole, che prima o poi cresceranno. Voglio vedere se saranno grate ai padri quando dovranno iniziare a fare a metà di ogni pagnotta. Per fortuna il mio, di padre, se n’è andato di casa poco dopo che sono nato, così mia madre non ha dovuto pensare a sfornarmi una sorella per ristabilire l’equilibrio familiare. Ventimila crediti fanno comodo a chiunque, la politica di bilanciamento della popolazione del Nuovo Governo è generosa ed efficace, ma ringrazio la sorte che sia riconosciuta come perfetta anche la famiglia di due persone, perché condividere la mia vita con una sorella non rientra davvero nelle mie aspettative.

Fuori dalla scuola trovo Drip e Medusa, come ogni mattina. Lui è avvolto nella solita nuvola di vapore, lei è bella da fare paura. Drip il problema della sorella non l’ha avuto, suo padre tira su talmente tanti crediti col lavoro, da non avere bisogno dei ventimila del programma. Medusa, invece, è figlia singola per contestazione: ai suoi genitori ventimila crediti servirebbero come l’aria che si respira, intonsa e pulita, ma si sono rifiutati di piegarsi alla logica del Governo, il figlio maschio non l’hanno concepito, e dopo di lei hanno chiuso bottega. Non dico che non facciano sesso, non sono i tipi, ma hanno deciso di non sbattere al mondo un’altra creatura, e per questo li stimo tantissimo, oltre che per avere generato Medusa.

“Arrivare due minuti prima, per una volta, no eh?” mi rimprovera Medusa con quelle labbra morbide e sensuali. Potrebbe anche darmi del tecnologicamente disadattato, che provocherebbe comunque la mia eccitazione.

“Ragazzi, la vita è talmente perfetta che due minuti di ritardo sono l’errore necessario a renderla reale. Vogliamo combatterlo questo Sistema, o ci dobbiamo sempre conformare come il resto dei sopravvissuti?”

“Lucio, tu sei la personificazione del ragazzo modello, l’anticristo della ribellione, sei il ragazzo del futuro, l’unica volta che hai alzato la testa ti sei beccato una denuncina da sette crediti ed è bastata a rimetterti in riga. Lo sai bene che la tolleranza dei ritardi è di due minuti e mezzo e che i tuoi due minuti non fanno impressione a nessuno, non fare il fico”.

“Drip, ma vaffanculo”

Esaurito il ciclo dei saluti entriamo in classe e ci apprestiamo ad affrontare la nostra lunga mattinata di studio.

Un pomeriggio in cui non ho allenamento, Medusa mi manda un messaggio per chiedermi se ho voglia di andare con lei a fare un giro fino al lago. Dice che ha trovato in rete qualcosa di speciale e che lo vuole condividere con me, perché saprei apprezzare. È un po’ lontano, il lago, ma l’idea mi alletta. Prima di risponderle controllo se lo scooter è carico, ché non possiamo andare fino laggiù con le floatingboard. Segna 90%, anche se gli accumulatori stanno battendo gli ultimi colpi dovremmo riuscire ad andare e tornare senza problemi, per cui le rispondo dicendo che per me si può fare. Non presto attenzione alla storia della sorpresa perché, a differenza mia, Medusa in rete non acquista mai nulla per cui al massimo avrà trovato un articolo curioso, o una foto particolare, forse che riguarda Drip, o forse qualche altro amico comune, ma dubito, in ogni caso, che possa riguardare me e che mi debba preoccupare.

Quando la passo a prendere la trovo già pronta sotto casa, con una borsa termica a tracolla. Evito di chiederle anticipazioni e rimando l’effetto wow a quando saremo arrivati al lago.

Lungo il tragitto vedo sfilare alberi su entrambi i lati del percorso, in numero e specie uguale, tanti e tali da una parte, altrettanti e tali dall’altro. Lo scooter fluttua mantenendo un ottimo equilibrio nonostante gli anni e gli acciacchi, e nonostante la borsa frigo di Medusa che pesa solo da una parte. Fino adesso ho glissato sia sul contenuto di quella borsa, sia sulla sorpresa, che inizio a pensare coincidano, ma spero che Medusa, appena arriveremo, sciolga ogni riserva. Invece così non è.

“Devi avere ancora un attimo di pazienza”, dice quando le chiedo spiegazioni “prendiamo una barca, ti va di remare?”

C’è un noleggio di piccole imbarcazioni a remi: un credito all’ora, quattro crediti per tutta la giornata. “Chi prenderebbe mai una barca a remi per tutta la giornata?” chiedo a voce alta. L’ho fatto sovrappensiero, senza rivolgermi a nessuno, ma Medusa mi risponde: “Il lago è talmente vasto, che se qualcuno volesse anche solo attraversalo, da una sponda all’altra, non credo che basterebbe una giornata”.

“Accidenti, ci si può anche perdere allora”

“Perdere non credo”

“Già, i droni governativi vedrebbero tutto e arriverebbero in soccorso”

Medusa non replica, e si avvia verso il noleggio di imbarcazioni. Sono tutte in fila a pelo d’acqua, lungo cinque moli che si estendono per venti metri da riva verso il centro del lago. Neanche a dirlo, da una parte e dall’altra di ogni molo c’è lo stesso esatto numero di imbarcazioni. Mi chiedo cosa accadrà quando noi ne prenderemo una, come verrà ristabilito l’equilibrio perfetto? Striscio la tessera nel lettore e sblocco la prescelta. Non c’è bisogno di stabilire adesso quanto tempo terremo lo scafo, l’addebito verrà calcolato in automatico quando lo riporteremo indietro.

Salgo per primo, mi faccio passare la borsa frigo e poi aiuto Medusa a salire.

Mentre remo in maniera goffa e sgraziata, accorgendomi da subito che è tutta un’altra cosa rispetto ai vogatori virtuali, Medusa, seduta da vanti a me sulla base dello scafo, schiena inarcata e mani appoggiate all’indietro, mi guarda con i suoi occhi neri, ma soprattutto con le sue tette strepitose, che non riesce a nascondere sotto gli ampi maglioni. Parliamo di Drip, della scuola, parliamo anche della notizia che in questi giorni sta circolando in rete: in alcune Aree del Mondo è permesso controllare geneticamente, oltre al sesso dei nascituri, anche altri fattori come gusti, tendenze sessuali, predisposizione verso materie umanitarie o scientifiche, e ci confrontiamo sull’opportunità di portare questa innovazione anche all’interno della nostra Area. Ok, è Medusa a parlare e ad esprimere la propria opinione su questa cosa, definendola l’ennesima follia del Nuovo Mondo, perché a me in realtà non frega niente. Io remo e annuisco, e continuo a perdermi nell’ondeggiare delle sue tette. Quando perdiamo di vista la riva dalla quale siamo partiti, Medusa smette di parlare e fissa il vuoto per qualche secondo. Intuisco che stia controllando qualcosa sul telefono lenticolare. Vedo le sue pupille muoversi nel vuoto. Non posso immaginare cosa stia imputando, o cercando, attraverso le proprie sinapsi, ma dopo pochi secondi torna a guardare me e finalmente mi dice che ci possiamo fermare.

“Qui? Nel mezzo del nulla? A me va bene, ma perché non potevamo fermarci prima?”

“Perché abbiamo raggiunto la zona cieca. In questo punto i droni governativi non arrivano, sono a corto raggio e tutte le basi di decollo più vicine lasciano scoperta la stessa piccola zona, questa zona, per un raggio di una ventina di metri e basta, quindi butta giù l’ancora e stai bene attento a che non ci spostiamo da questo punto”.

“E tu come fai a saperlo?”

“Lucio, sui blog sovversivi si trova di tutto. Nella nostra Area ci sono tre zone cieche e questa è una, la più vicina”.

“Mah, sarà vero? E perché siamo venuti qui?”

“Per la sorpresa. Tu sei un nostalgico, non è vero? Con la bicicletta che tieni appesa nel tuo modulo e tutte le storie che racconti sui tuoi antenati, ti piace il vintage. In rete, oltre alla mappa delle zone cieche, ho trovato queste due chicche…” e apre la borsa termica per tirare fuori una bottiglia di Pampero, un liquore, esattamente un rhum, che si trovava in libera circolazione prima della Guerra Indolore, e una bottiglietta di Coca Cola da mezzo litro, di plastica.

“Ma tu sei fuori!” grido soffocando la mia voce per paura che i droni ci possano sentire. “Liquore e plastica, se ci vedono ci tolgono trentamila crediti a testa. Mettili subito via!”

“Tranquillo, dove siamo adesso non ci può vedere nessuno. Hai mai sentito parlare di Coca e Rhum? Dicono che sia una combo perfetta. Non è forse il Governo a dire che si deve puntare sempre alla perfezione?”

“Santoddio Medusa, sì, ma il liquore è bandito, e la plastica… la plastica è un derivato del petrolio, ti rendi conto? La cosa più lontana dalla biodegradabilità che ci fosse nel Vecchio Mondo. L’abbiamo anche studiato a scuola, no? Il petrolio, l’oro nero, le guerre. Medusa, a due come noi non basta una vita per accumulare trentamila crediti, questa sarebbe una sorpresa?”

“Stai tranquillo, ti ho detto che siamo in una zona cieca. E poi la sorpresa non era solo questa”

“Oh cielo, altro ancora?”

“Che fifone che sei Lucio, mi stai facendo pentire della mia idea”

“Quale sarebbe questa idea?”

“Brindare a Rhum e Cola, come facevano una volta, prima che il Mondo fosse inquadrato e reso equilibrato e perfetto, e fare sesso con te, ma se credi che i droni ci possano vedere…”

Quindici minuti dopo, io e Medusa siamo sdraiati sul fondo della barca a remi, pelle contro pelle, parte di me dentro parte di lei, mentre la bottiglia di plastica, vuota, galleggia a filo d’acqua e va a disperdersi su qualche sponda del lago, dove impiegherà tra i cento e mille anni prima di degradare ed essere completamente smaltita.