Matteo Pieri, Davide Vignola - Il motore del 2000

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Il Gran Premio

Buona sera a tutti, sono Erin Minà, e sono in collegamento dalla bolla gravitazionale sopra al nuovo circuito continentale dove tra poco avrà inizio la gara conclusiva del Gran Premio di Formula Mix.

Lo chiamano “il Cavo”: dieci virgola sette chilometri di condotto laser, che si snodano attraverso tre diversi livelli della città, in pieno centro, collegando insieme i centodiciotto anelli di proiezione per un diametro di sei metri. Il Governatore, che è venuto questa sera a inaugurare il circuito, è adesso in collegamento dalla tribuna mobile. Buonasera Governatore!

«Guarda papà, ci siamo anche noi!»

«Dove?»

«Lì, sul proiettore.»

«Non vedo niente, e a te scappa la pipì.»

«Non è vero.»

«Allora perché continui a muovere le gambe?»

«Sono emozionato.»

Lui sorride, e a me scappa la pipì. Mi scappa da morire, ma non voglio perdermi la partenza. Papà ha trovato questi posti nella tribuna mobile da dove si vede l’imbocco del Cavo. Ci sono un sacco di poliziotti, perché in tribuna ci sono anche il Governatore e Lady-Va, che ha cantato prima della gara. Adesso i piloti stanno salendo sui gusci. Da qui vedo Bonam che si collega alla capsula. L’argento della carrozzeria è bellissimo.

«Ma come si mettono questi cosi?»

Mio padre non ha mai usato un proiettore oculare.

«Le placche vanno appoggiate sulle tempie, non sulle orecchie! Vedi? Basta appoggiarle e si configurano da sole. Così mentre vedi la gara puoi seguire anche le telecamere e la cronaca negli occhiali. Funziona?»

Papà sorride. Le novità lo spaventano, ma poi si diverte.

«Si, funziona benissimo, lo vedi anche tu il tubo?»

«Si chiama “cavo” papà, è la l’involucro energetico che delimita la pista.»

Ecco che il primo anello si è acceso. Vedete il cavo che si snoda come un drago luminoso verso la costa e di nuovo in alto, fino all’Eliopoli. I piloti sono pronti. Il campione mondiale Richard Bonam partirà in posizione centrale, fiancheggiato dal compagno di scuderia e da Keita Meini, il nuovo prodigio delle scuderie Ferrari, che in sole otto gare è riuscita a insidiare la vetta della classifica. Governatore, com’è la vista dalla tribuna?

É bellissima Erin, la tribuna scorre dai box fino alla prima torsione, potremo seguire i piloti per cinquecento metri ad ogni giro. Sono davvero orgoglioso!

«Hai sentito il Governatore Papà?»

«Non molto, la gente è impazzita, non si sente niente!»

Ecco che i gusci si sollevano, è sempre una grande emozione vedere l’impronta luminosa sul piazzale, prima che entrino nel cavo. Poi l’ultimo tratto della barriera laser chiuderà il circuito.

Semaforo rosso. Sono pronti, i gusci sono tutti in assetto da carica, con il muso leggermente rivolto verso il basso. Verde, sono partiti! Trentotto gusci che dal piazzale devono imbucarsi nei sei metri di diametro del cavo. Ecco i primi contatti, Ave Loi sembra aver perso il controllo, con la vettura di traverso impedisce agli altri di passare. Che sia una strategia?

Lo è di sicuro, Bonam e Keita sono già schizzati avanti, mentre tutti gli altri si ammassano nell’ingorgo. La Ferrari è più veloce, Keita lo sta raggiungendo. Ormai è sopra al guscio di Bonam, se entrerà per prima nel cavo sarà difficile per lui recuperare.

É incredibile, Keita ha preso quota per superare Bonam dall’alto, ma la sua scheggia d’argento si impenna e con lo scudo posteriore tocca il guscio di Keita. Si è schiantata sull’imbocco del circuito. L’impatto ha tranciato la cabina e il corpo della pilota è sbalzato in mezzo al piazzale. Ma un attimo, dov’è la testa?

I droni inquadrano il piazzale, poi catturano il primo piano della testa che rotola verso la tribuna, proprio davanti a noi. Il casco è integro e il processo si è attivato automaticamente. Bonam è in testa.

Tutti gli altri lo seguono a distanza e la tribuna slitta lungo il cavo. Guardo il campione saettare fino al primo tornante. Quando la tribuna torna al punto di partenza Keita esce dall’incubatore. La vedo nel proiettore oculare, indica Bonam in uno schermo, si infila il casco e sale sul secondo guscio. In tribuna fischiano, ma lungo le strade tutti fanno il tifo per lei. Esce dai box proprio sotto alla tribuna e si getta all’inseguimento.

In un bunker ricavato dalla sala macchine in disuso quattro uomini seguono la gara attraverso un vecchio monitor olografico.

Due sono di fronte al monitor, gli altri sono appoggiati alla porta blindata.

L’ologramma mostra Bonam in difficoltà, chiuso nella morsa di tre veicoli avversari.

Il tizio con la cicatrice in faccia si volta verso il più grosso di quelli alla porta.

«Ravi, hai mai avuto un ricaricabile in famiglia?»

«Certo che no.»

«E quanta voglia hai di fotterne un po’?»

«Che domande fai Dooger? Quella che hai tu.»

«Allora sarà tutto più semplice. Sembra che Bonam non ne abbia più per molto e Settimo è pronto.»

L’uomo accanto a Dooger è concentrato. Non commenta, bisbiglia qualcosa che i due alla porta non possono sentire, poi si volta e si sposta in un antro della sala attrezzato come una camera operatoria. Ci sono due letti metallici con anelli di sicurezza per polsi e caviglie, uno grosso macchinario a forma di sigaro e un quadro comandi da cui pendono una serie di cavi che terminano in un casco integrale. Un tubo lucente che scende dal soffitto punta la sua bocca nera su uno dei letti.

Ravi resta immobile alla porta.

«Che succede Ravi? Hai la faccia di uno che sta cacando un riccio.»

«Nulla… Solo che non sono preparato per questo, hai seguito tu l'addestramento...»

«Settimo ha il diritto di scegliere il suo esecutore, e ha scelto te. Dovresti essere contento. Tutto il Blocco Insorgente saprà del vostro contributo. Oggi comincia la nuova era, quindi togliti le spine e cominciamo.»

In pochi giri Keita ha raggiunto Bonam, grazie al supporto di tutte le scuderie. Sono tutti contro il campione. Adesso sono testa testa e su ogni rettilineo il guscio Ferrari mostra la sua potenza recuperando frazioni di secondo.

Settimo si stende sul letto. Gli occhi aperti, fissi sulla bocca del cannone che lo sovrasta. Muove le labbra in una muta preghiera, o forse una è filastrocca per bambini.

Amal attiva il quadro comandi.

Settimo si mette seduto. Dalle feritoie aperte alla base del cranio ben rasato escono due rivoli di siero che colano lungo il collo fin dentro la muta.

Attenzione, c’è un mezzo fermo sulla dorsale nord, il sistema di trascinamento non è riuscito a rimuoverlo e Bonam sta puntando dritto verso la carcassa. Attira Keita in trappola. Eccolo che vira a pochi metri dall’impatto mentre l’inseguitrice finisce dritta contro le lamiere. L’esplosione raggiunge il guscio di Bonam.

Le traiettorie impazzite del veicolo in fiamme illuminano il bunker a intermittenza. Bonam è riverso a terra. Il sistema di trascinamento si attiva per espellere dal cavo tutto il materiale distrutto, piloti compresi. Dai box partono le vetture di recupero dei corpi.

«Abbiamo due minuti e trentasette secondi prima che Bonam sia ricaricato nel nuovo corpo. Ho già sincronizzato il nostro loader con quello ai box, sono pronto a dirottarlo. Forza Ravi, tocca a te.»

Ravi continua a fissare il monitor olografico. Sulla console c’è un modulo per la comunicazione bidirezionale.

«Cosa aspetti?»

Dooger lo sorprende alle spalle, lo fissa per qualche secondo, poi lo strattona fino al lettino e gli punta una criolama sotto la scapola sinistra.

«Mettiti al lavoro senza fare scherzi»

«Vacci piano Dooger! Sto solo cercando il coraggio necessario per ridurre un amico in poltiglia.»

«Più soffre e più siamo sicuri che funzioni. È addestrato per questo.»

Settimo rivolge lo sguardo a Ravi. «Fallo, abbiamo poco tempo.»

Poi riprende il suo mantra silenzioso. Ravi gli infila le sonde di ritenzione neurale nel cranio. Uno schizzo di siero lo centra in un occhio. Si pulisce con la mano mentre il flusso cremisi anima i cavi. Settimo indossa il casco e si adagia sul letto. Amal controlla il quadro comandi e dà il via libera. Ravi guarda Dooger, accenna un sorriso e abbassa la leva del loader.

Il ronzio iniziale diventa un boato sordo. La bocca del cannone preme sul torace di Settimo. Il suo strazio sta producendo buoni risultati, a giudicare dall’espressione soddisfatta di Dooger. Ravi deve usare entrambe le mani per impedire che il casco si sfili a causa delle convulsioni. La luce cremisi diventa rosso intenso.

«Dirottato!» esclama Amal.

Un fascio di luce rossa fluisce dai macchinari verso il monitor. Ha raggiunto la copia del ritentore nei box di Bonam. Dooger è soddisfatto.

«Qualcosa non va ai box, perché Bonam non si è ancora riattivato?»

Mio papà ha ragione. Keita è già tornata in pista mentre Bonam non si vede… ma ora finalmente le telecamere inquadrano l’incubatore.

C’è stato un problema tecnico ma adesso tutto sembra risolto. Vedete che il nuovo corpo del campione viene riscaldato. Apre gli occhi e si guarda intorno. Il ritardo deve averlo disorientato. Niente saluti questa volta, evidentemente Bonam è concentrato e non concede un secondo alle telecamere. Deve recuperare terreno. Collega il casco e parte.

Questo nuovo tracciato ha macinato un bel numero di vittime Governatore, ne abbiamo già viste dodici e la gara non è ancora finita.

Si Erin, è un successo senza precedenti.

Con buona pace per i costi delle scuderie.

Sono certo che le scuderie saranno ben ripagate. Non sente la folla in delirio? Questo è esattamente quello che i nostri cittadini vogliono.

Avete sentito il Governatore dalla tribuna, torniamo in pista!

«Eccolo papà, può ancora farcela.»

«Certo che può farcela, è il campione.»

Papà mi abbraccia, mi scoppia la vescica e sono preoccupato. Keita è in vantaggio e Bonam non sembra per niente in forma. Qualcosa nel reload non ha funzionato, questo giro è almeno due secondi più lento del precedente. La tribuna si blocca e torna verso il punto di partenza. Perdo di vista Bonam per qualche secondo e quando ricompare nel proiettore non capisco cosa stia facendo. Sembra che si sia fermato.

Il guscio è in panne ma dai box non è arrivato alcun messaggio. Il team non riesce a comunicare con il pilota. Forse la connessione di Bonam è difettosa. Ma cosa fa? Si è lanciato in senso contrario, finirà per schiantarsi sugli altri piloti.

Nel bunker Dooger ha ricominciato a seguire la gara dal monitor. Ravi aiuta Amal a portare il grosso sigaro in assetto operativo. L’apparecchio ha un rilevatore di frequenze con il quale Amal imposta la direzione e l’angolo di gittata dell’impulso. Indossa un paio di cuffie e controlla di nuovo la mira poi mette un piede sulla pedana alla base della macchina.

«Ce l’ho! Ho ingaggiato il generatore davanti alla tribuna. Che faccio Dooger?»

Dooger osserva sul monitor la traiettoria dell’attentatore.

«Ancora un attimo. L’impulso del jammer durerà per pochi secondi, dobbiamo aspettare che Settimo si avvicini al bersaglio.»

Solleva un dito, poi lo abbassa. «Spara!»

Amal sposta tutto il suo peso sulla pedana. La raffica dei colpi che partono dal jammer si abbassa progressivamente fino a sparire all’udito, restano le vibrazioni delle pareti che entrano in risonanza. L’onda si propaga fuori dal bunker e intercetta il primo anello della pista, quello che genera il tratto iniziale del Cavo. La barriera laser si spegne nel tratto di fronte alla tribuna.

«Cos’è questo tremore papà?»

Non è il rumore a spaventarmi, ma l’espressione di papà. Lui era nelle truppe coloniali e ora sta zitto e fa la faccia di quando racconta della guerra. Sento ancora qualcosa dal proiettore.

Sembra che il tratto iniziale del cavo sia stato disattivato, se Bonam lo raggiungesse a questa velocità…

Papà mi stacca le placche, mi afferra una mano e mi trascina tra le sedie. Cerca di passare tra gli spettatori ma tutte le file sono bloccate. Le grida sovrastano il rombo di Bonam, che schiva due gusci e corre verso di noi. Quelli della sicurezza ci spintonano cercando di creare una via d’uscita per il Governatore. Mio padre mi stringe con un braccio e mi spinge in basso, dietro alle sedie della fila davanti a noi. Vedo Bonam dalla fessura tra una sedia e l’altra. Il suo guscio è appena partito con il massimo dell’energia. Perché lo fa?

Chiudo gli occhi.

Amal abbraccia il sigaro per mantenere premuto il piede sulla pedana, Dooger è davanti al monitor che pregusta la carneficina. Nessuno presta attenzione a Ravi che scivola alle spalle di Dooger, gli sfila la criolama e lo sorprende. Il taglio netto della carotide non genera schizzi. Il sangue rimane fermo, come intrappolato, e quando il cuore smette di pompare sgorga come una colata di lava appiccicosa. Amal è concentrato sul jammer e non si accorge di niente. Ravi gli afferra la testa e gli spezza il collo, poi lo solleva dalla pedana e il jammer si spegne. Le pareti smettono di vibrare, il rumore di fondo cessa con un ultimo sussulto. Si volta verso il monitor per controllare se ha fatto in tempo a onorare il suo compito di agente governativo. Pochi secondi di tregua e dei colpi alla porta blindata lo avvertono che non è ancora finita.

Sento il soffio di una lama e poi il boato del pubblico. Non riesco a vedere niente. Trovo in terra un proiettore oculare e me lo metto.

... Salvi! Il cavo è stato riattivato appena in tempo.

Sul proiettore scorre a ripetizione la ripresa del guscio argento di Bonam che viene segato in due dalla parete laser che si riattiva appena in tempo. Quando gli spettatori si disperdono vedo il corpo del mio idolo tagliato a metà.

Ancora non sappiamo bene cosa sia successo ma sembra che il corpo di Bonam sia stato occupato da un terrorista. I tecnici dicono che non è possibile, ma staremo a vedere. Se Bonam si riattiverà in modo corretto nel prossimo reload magari potrà raccontarci cosa è successo. Mi chiedo, è possibile che la sua coscienza sia sopravvissuta a una latenza così lunga?

Un commando ha raggiunto il bunker con il corpo di Bonam, quello vero, devastato dall’incidente.

«Aprite, la traccia vitale di questo stronzo non è ancora svanita!»

Ravi si ferma con la mano sulla porta blindata. Se Bonam fosse ancora collegato al casco e crepasse adesso potrebbe riattivare il processo di reload. Apre la porta blindata per lasciar entrare la lettiga. L’uomo che la spinge fa appena in tempo ad accorgersi dei corpi dei compagni a terra, sente il tonfo della porta blindata che si richiude alle sua spalle, e la criolama di Ravi lo trafigge.

Due minuti dopo Richard Bonam apre gli occhi e mette a fuoco i tubi che dal soffitto scendono nel suo naso, nella bocca e in qualche altra parte del corpo. Non riesce a muovere la testa, solo gli occhi ruotano per vedere la stanza. Nonostante le droghe il dolore è insopportabile.

Un uomo che sta armeggiando con l’apparecchiatura attorno al lettino si muove scavalcando i corpi abbandonati sul pavimento.

«Ma guarda chi si è svegliato, il nostro Campione del Mondo!»

L’uomo si avvicina al letto di Bonam e gli sorride.

«Molto piacere, mi chiamo Ravi Madal, e sono un agente governativo infiltrato in questa cellula di cialtroni.»

Bonam socchiude gli occhi poi li riapre, per un attimo crede di essere salvo.

«Non puoi parlare, ma non ce n’è bisogno, io so tutto di te Richard, ti seguo da quando avevi il corpo originale. Mi spiace di non potermi fermare a farti compagnia ma vedi, restano pochi secondi per attivare il processo con il quale prenderò il controllo del tuo corpo.»

Ravi si allontana per sedersi sul letto e con un colpo secco si pianta le sonde di ritenzione neurale nel collo.

«Non so se dopo molti reload la percezione del dolore sia attenuata come dicono, ma ti assicuro che non sei messo molto bene. Ho dovuto tenerti in vita, capisci? Ma non ti preoccupare, appena mi sarà possibile tornerò qui per darti sollievo.»

Con una mano stringe il bordo del letto e con l’altra abbassa la leva del loader. Il processo si attiva e la bocca del cannone scende a schiacciargli il torace.

Ai box è sceso il silenzio. Tutti i droni si sono spostati verso la tribuna dove il Governatore rilascia dichiarazioni sull’efficienza dei sistemi di sicurezza. Un tecnico è rimasto a sorvegliare l’apparecchiatura dell’incubatore. Milioni di investimenti andati in fumo in pochi secondi.

Si accende una spia, poi una seconda. Il primo abbattitore si scalda e il nuovo corpo di Bonam, già vestito di tuta, apre gli occhi. Il tecnico cerca di contattare la squadra ma la porta si è già aperta.

Il nuovo corpo di Richard Bonam si guarda le mani. Le apre e le chiude due volte, poi si rivolge al tecnico, sorride e allunga la mano. Il tecnico la stringe.

«Richard, sei tu?»

«È stato terribile, ma adesso è tutto finito.»

Il campione del mondo esce dall’incubatore e si ferma davanti ai box, aspetta che i droni si accorgano di lui. Sente le grida della folla. Sorride alla telecamera più vicina e solleva la mano per salutare il pubblico più lontano.

«Visto papà? Ė tornato!»

«Si, è andato tutto bene per fortuna.»

Bonam si sta avvicinando, devo stringergli la mano!

«Remì?»

«Sì papà?»

«Hai i pantaloni bagnati.»