Sesto contest

titolo: La schiuma dei giorni
scadenza:  31 agosto 2016
 
Il titolo, al solito, è uno spunto. l'interpretazione è libera.
 
I racconti devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it
La lunghezza massima è di duemila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome e da "la schiuma dei giorni".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Scadenza: trentuno agosto 2016.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito. Sarà più semplice comunicare.
 
Cosa si vince?
 
I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it
 
A dicembre 2016 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

-”La Collina dei Conigli Onlus” sta aprendo a Torino una nuova struttura e lancia una raccolta fondi per finanziare il progetto di un nuovo centro di recupero per animali provenienti dai laboratori.
La Collina dei Conigli ONLUS è una associazione di volontariato che ci sta molto a cuore perché si occupa degli “ultimi”, vale a dire a quegli animali che alla maggior parte della gente non piacciono e di certo non bada. Loro invece si dedicano corpo e mente al recupero ed alla successiva ricollocazione in ambienti famigliari di animali provenienti da laboratori di sperimentazione.
Loro salvano conigli, porcellini d' india, ratti, topi ed altri piccoli roditori.
Qusto il loro sito, questa la pagina facebook.
Per aiutarli potete fare una donazione tramite Paypal.

oppure un bonifico intestato a:
La Collina dei conigli ONLUS
CC Banca Popolare di Milano
AG.0121 Monza
Conto corrente 32048
IBAN IT84 V 05584 20400 000000032048

oppure ancora sceglierli come destinatari del vostro 5per mille.


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Giovedì 21 luglio, dalle ore 20,15, il circolo “Naturalmente Veg” di Torino (Corso Casale 204/L) ci porterà in viaggio per l’Italia con delle ricette tradizionali rivisitate in chiave vegana.
Il costo è di 25 euro, bevande escluse.
La prenotazione è obbligatoria e va effettuata chiamando lo 0117631763 o scrivendo a naturalmenteveg@libero.it
L’ ingresso riservato ai soci ACSI (in questa occasione, possibilità di tesserarsi in loco senza costi aggiuntivi).

-Sabato 23 luglio, dalle ore 20, la Gastronomia vegana “Sale in zucca”(Via Santa Chiara 45h, Torino), ci proporrà una cena con specialità da tutto il mondo.
La cena verrà servita e costerà 25 euro con inclusi acqua e coperto.
La prenotazione è obbligatoria entro il 21 luglio a info@saleinzucca.to.it o telefonando allo 0115794968.

Maria svignarsela, bisogna svignarsela ti dico! Adesso! Subito! Prima che questa terra ci risucchi e ci seppellisca vive, che questa angoscia ci tolga l’ultimo soffio di essenza vitale che ci è rimasta in corpo! Vuoi che diventiamo degli zombies ambulanti come la maggior parte della gente che ci circonda? Che vive per inerzia, solo perché non ha avuto il coraggio di scappare, di provare a cambiare e migliorare la propria vita? Io no! Ascoltami per favore!”.

Carmela, primogenita di 4 figlie, parlava con sua sorella Maria, la più piccola di tutte, tra di loro c’era un abisso, non solo dovuto ai dieci anni che le separavano, quanto piuttosto alle loro storie personali: la più grande aveva deciso presto di sposarsi, quando ancora frequentava l’università e adesso era reduce dalla fine del suo matrimonio, con una figlia a carico e disoccupata; Maria invece era stata una bimba viziata, con nessuna voglia di studiare né di impegnarsi nella vita, ma ora si trovava ai ferri corti, i genitori le avevano chiaramente detto che non l’avrebbero più mantenuta e se non avesse trovato un lavoro l’avrebbero buttata fuori di casa, ma le minacce su di lei sembravano non sortire alcun effetto, tutto le scivolava addosso, imperturbabile dalla nascita.

Carmela, invece, era irritata, nervosa, ansiosa ed arrabbiata come sempre; aveva quel maledetto carattere spigoloso, duro ed inavvicinabile come la terra dove era nata, l’entroterra Siciliano, fatto di rocce e terreni scoscesi, invivibile, come se volesse restare disabitato per sempre.

I suoi abitanti lo sapevano bene che nascendo lì erano destinati alla sofferenza, alla lotta continua e costante, perciò venivano al mondo con il carattere già plasmato, forgiato su misura per poter affrontare quei luoghi.

Chi poteva andava via, ormai le campagne erano abbandonate a se stesse, completamente disabitate; il turismo a poco a poco anziché svilupparsi andava scomparendo, merito del carattere chiuso e poco affabile degli abitanti e delle strade che ormai erano diventate inagibili ed impercorribili.

Lo Stato sembrava essersi dimenticato che la Sicilia fosse una regione che gli apparteneva e non un’isola indipendente, inoltre il fatto che fosse a statuto speciale non l’aiutava, perché anche quando il governo avesse voluto intervenire, non avrebbe potuto, la mafia non glielo avrebbe permesso, la Sicilia era “cosa sua, cosa nostra” e ci si doveva adeguare al potere vigente, oppure soccombere, nessun’altra alternativa.

Carmela in quel periodo era più irrequieta che mai, si sentiva come l’Etna che ogni giorno riusciva a vedere da casa sua, pronta a scoppiare in ogni momento e a soffocare chiunque e ogni cosa con la lava e la cenere nera che imbruttiva tutto ed anche quando non eruttava, quando sembrava tranquilla o essersi addormentata, era comunque arrabbiata, continuava ininterrottamente a uscire fumo dalla sua cima.

Aveva un bisogno impellente e vitale: lavorare, lo doveva a se stessa e alla sua piccola Stella, di appena 5 anni.

Ormai però non era più necessità, per lei era diventata un’ossessione, che la torturava giorno e notte.

Chi è costretto a fare le mattinate o le nottate per lavoro ambisce sempre al riposo e al sonno, lo sapeva bene anche lei, che aveva lavorato per qualche anno in un bar; invece adesso sapeva anche cosa voleva dire avere tutto il tempo a disposizione e non riuscire a riposare né a dormire, l’angoscia per il futuro era troppo assillante, da toglierle persino il respiro e le forze.

Aveva lasciato suo marito, dopo aver vissuto per tanti anni nella completa solitudine e nell’abbandono totale e stava facendo tutto il possibile per riprendere la vita in mano, ma le sembrava che il mondo le remasse contro.

Per lei trovare un lavoro non era necessario per poter sopravvivere, era un modo per affermarsi, per dimostrare finalmente quanto valeva; perciò seguendo questa logica, migliore sarebbe stato il lavoro trovato, più la sua persona avrebbe acquisito valore.

Lei che aveva sempre lottato contro il consumismo, ormai era stata travolta completamente dalla sua logica: più guadagni, più vali.

Anche se poi non avrebbe speso un centesimo, no, lei avrebbe accumulato, accumulato, accumulato, come le formiche, avida solo per paura; perché da quando si era trovata a dover fare da mamma e da papà per la sua Stellina, sapeva bene che era l’unica persona al mondo che le poteva garantire un futuro sereno, dignitoso e senza troppi problemi, almeno non quelli economici.

Aveva ricominciato a studiare, lei che aveva dovuto abbandonare quella che era la sua passione, lo studio, perché le era venuta meno la speranza e la paura l’aveva sopraffatta, impossessandosi della sua mente, quando non poteva più permettersi di pagare le tasse universitarie né il biglietto dell’autobus per arrivare in facoltà e sapendo che la piaga della disoccupazione si stava spargendo a macchia d’olio in quel territorio che da sempre era abituato a conviverci.

Era convinta che questa volta le soddisfazioni sarebbero arrivate, invece dopo aver inviato migliaia di curricula, aveva ricevuto risposte solo per lavori a percentuale, part time, a progetto, collaborazioni varie in ogni angolo d’Italia.

Aveva 30 anni compiuti e si sentiva terribilmente vecchia, non per l’aspetto, di quello non gliene era mai importato un fico secco, ma troppo grande per poter trovare un lavoro decente che l’avrebbe soddisfatta, che avrebbe esaudito la sua voglia di ascesa personale e professionale.

Ormai non lavorava più da due anni ed il suo conto era più in rosso dell’inferno; tutti richiedevano esperienza, che lei non aveva e una conoscenza ottima delle lingue, cosa che per chi ha frequentato le scuole italiane senza aver mai varcato il confine è un’utopia.

Così pensò ciò che fino ad allora non le era mai balenato nella mente, sfruttare l’unica esperienza che aveva, quella al bar e finalmente trovare il coraggio di attraversare le Alpi, andare in qualche posto in Europa, dove forse sarebbe stato più facile vivere.

La differenza con l’Italia l’aveva avvertita immediatamente, perché le avevano risposto tutti coloro ai quali aveva inviato il curriculum e qualcuno le aveva anche proposto un lavoro immediato ed a tempo indeterminato.

Qualsiasi essere sano di mente avrebbe fatto i salti di gioia, ma non lei, non Carmela, che non era mai riuscita a gioire per nessuna cosa. Aveva un “dono” naturale, distruggere ogni momento piacevole, lei riusciva sempre a trovare qualcosa di negativo, i difetti nella gente, gli errori anche in un’opera d’arte!

Così quando un datore di lavoro le aveva detto: “per me può venire domani con il primo aereo!”, per andare a lavorare in una gelateria sul Danubio, lei era entrata nel panico.

Adesso il terrore non era più la mancanza di lavoro e di denaro, ma ciò che le metteva paura era lasciare la sua Stellina.

Quando aveva deciso di separarsi dal marito, il suo unico pensiero era andato alla serenità di sua figlia e le era parso di essere riuscita a non turbare la tranquillità di Stella, nonostante il padre si fosse dissolto nel nulla, scomparendo quasi totalmente dalla sua vita.

Ma adesso che era riuscita a fare sia da padre che madre, a colmare quel vuoto nella vita della figlia, dove avrebbe trovato il coraggio di abbandonarla?

Sapeva bene che qualsiasi sacrificio avesse fatto, era necessario per entrambe, ma non credeva che Stella riuscisse a capirlo o forse era solo una giustificazione perché non trovava il coraggio per fare un altro, l’ennesimo, salto nel vuoto, barcollando ancora un volta nel buio.

Ad un tratto cominciò a pensare che la figlia non avesse bisogno del denaro, ma aveva necessità della sua presenza, del suo amore, del suo sostegno, anche se in questo periodo sembrava non esserne più capace, era come se i troppi pensieri negativi non le dessero modo di essere la mamma buona, amorevole e completamente dedita alla figlia, come invece era sempre stata.

Ad un tratto non le importava niente del consumismo, dei soldi, né del dover dimostrare alla gente quanto valeva; adesso capiva che il senso della sua vita era dare pace e amore a quella creatura che aveva deciso di mettere al mondo.

Anche un trasferimento della figlia insieme a lei le era sembrato impensabile, stravolgerle la vita proprio non le andava giù, sapeva che le avrebbe fatto troppo male, le avrebbe scombussolato ancora una volta tutti gli equilibri, avrebbe perso tutti gli amichetti e non conoscendo nessuna lingua straniera sarebbe stato davvero difficile trovarne altri.

D’altronde mamma e figlia, dopo la separazione, erano andate a vivere nella casa natale di Carmela, dove Stella godeva dell’amore dei nonni e le zie, quindi una sua partenza e assenza, sarebbe stata ammortizzata dall’affetto della famiglia.

Un secondo pensava che avrebbe dovuto accettare e partire subito, il secondo dopo che non doveva lasciare la sua terra, che tutto si sarebbe sistemato.

Le sembrava che la testa stesse per scoppiarle e non riusciva più a ragionare in maniera obiettiva.

Forse ciò che le faceva più paura era la solitudine che avrebbe dovuto affrontare, lasciarsi tutto alle spalle e partire, senza nessun appoggio, nemmeno morale, lei che era abituata al caos, alla confusione, alle urla, alle risate di una famiglia numerosa e chiassosa, avrebbe dovuto prepararsi al silenzio, alla noia e ciò la terrificava.

Così pensò di portarsi un pezzo di casa, ecco perché stava cercando di convincere a tutti i costi Maria, l’unica che poteva spostarsi, non aveva legami, niente la tratteneva lì, ma lei sembrava proprio non volerne sentire, continuava a giocherellare con il cellulare e Carmela avvertiva che non la stava più ascoltando già da un bel po’.

Ok, ok, mi hai convinta sorellona! Adesso però mi aiuti a scegliere il vestito da indossare stasera? Con i miei amici andiamo in un disco pub, perché non vieni pure tu? Così ti svaghi e la smetti di pensare sempre alle stesse cose, stai diventando più pallosa che mai, mi sembri la nonna!”.

Carmela capì allora che parlare con Maria era del tutto inutile, non le rimaneva che aspettare che i genitori l’avessero buttata fuori di casa, magari a quel punto avrebbe ascoltato!

-Anche se l'inverno è ancora lontano, è importante iniziare a riempire i fienili con il cibo per gli animali. Questa volta a chiederci aiuto sono gli ospiti dei due rifugi gestiti dai volontari di "Porcikomodi".
Il progetto Porcikomodi nasce più di dieci anni fa nell'associazione "Vita da cani" per dare una nuova vita a quegli individui che, per un motivo o per un altro, riuscivano a sfuggire allo sfruttamento, agli allevamenti e ai macelli e oggi nei loro due santuari danno ospitalità a oltre 200 animali.
Ogni mese consumano 25 balle di fieno per provvedere all’alimentazione di oltre 120 capre e pecore, 8 bovini, 4 asini  e 2 pony !
Ciascuna balla costa circa 50 EURO,
che non è poi molto, ma moltiplicato per 25 balle e per 12 mesi, e se aggiungi il mantenimento mensile di 32 maiali e di ogni singolo dei 200 cani, diventa una spesa consistente.
Come possiamo aiutarli?
Comprando loro delle balle di fieno a questo link: http://www.vitadacani.org/1-balla-1-amico/

-Il circolo "Naturalmente Veg" di Torino (Corso casale 204/L
10132) ha deciso di portarci in viaggio facendoci assaggiare piatti tipici da tutto il mondo. Lunedì 11 luglio alle ore 20,30 approderemo in Spagna con una cena servita a 25,00 euro, bevande escluse.
Prenotazione obbligatoria allo 011.7631763 o su naturalmenteveg@libero.it

(ingresso riservato ai soci ACSI. possibilità di tesseramento in loco.)

-sempre al circolo "Naturalmente Veg" il 12 luglio, come ogni martedì,  dalle ore 19 alle ore 20 si terrà la LEZIONE DI YOGA DINAMICO - CON SARA MORELLO -

la lezione verrà accompagnata dal sitar suonato dal vivo da Dino Curzi.

Al termine: il tempo del tè.
Costa sei euro e la prima lezione è gratuita con prenotazione obbligatoria.
Contatti email: naturalmenteveg@libero.it, tel:  011.7631763

- Mercoledì 13 luglio invece, sempre a Torino, presso il Cortile del Maglio (Via Vittorio Andreis 18 int 16), è la volta della "Notte bestiale delle associazioni animaliste". A partire dalle 19,30 ci sarà un apericena benefico al costo di 15€ a sostegno delle varie associazioni animaliste presenti sul territorio. Durante la serata sarà possibile sbirciare tra i banchetti della LEAL, Oipa, Anima Bestiale, La collina dei conigli, Animalisti italiani, In punta di coda, Anpav ed essere aggiornati sulle loro campagne ed eventi.

È necessario prenotarsi al numero 3333866334 oppure tramite email puccia_sm@libero.it

- Se siete più fighetti e vivete a Milano, Giovedì 14 luglio, per il terzo anno, ritorna l’aperibenefit più fresco dell’estate!
Gli amici del Tongs, in via Vigevano 19,(una vera e propria istituzione tra i cocktail bars dei navigli milanesi) hanno deciso di ospitare l'associazione "Essere Animali", per unire impegno e svago e sostenere le loro attività in difesa di tutti gli animali. Lo faranno con un aperitivo 100% vegetale ed una serie di gustosissimi cocktails, alcolici ed analcolici che vi stupiranno per estetica, gusto e preparazione eccellente!
A seconda della scelta si va da 6 a 8 euro per: primo drink, mangiata a volontà e quota benefit.
Non è necessaria la prenotazione, ma è consigliabile arrivare presto.

-ci spostiamo a Bari, dove sempre "Essere Animali" inaugurerà una nuova sede venerdì 15 luglio con una serata informativa e una cena benefit spagnola a buffet. Dalle 20:30 in poi ci aspettano in via Michele De Napoli 5, per incontrarci e presentare le attività locali.

L'ingresso è libero per tutti (non è richiesta la tessera). Sarà disponibile il materiale informativo e potrete decidere di sostenere le iniziative dell'associazione diventando soci e/o partecipando alla cena.
Per maggiori informazioni potete scrivere a bari@essereanimali.org o chiamare al 329.3355990.

Il contributo minimo per la cena è 7 euro che include buffet ricco di tapas, tortillas, paella, dolce e un bicchiere di sangria. Bicchieri aggiuntivi di sangria: € 1,50.
Prenotazione consigliata, non obbligatoria.

Se volete conoscere l'associazione Essere Animali, questo è il loro sito: www.essereanimali.org

Ci interessano poco il numero di zampe, l’età, la specie.
Ci interessa nulla che abbiano coda o pinnette.
A noi interessa solo che trovino una famiglia in cui si sentano amati e che li riscatti dalla triste vita che hanno conosciuto.
Da sud a nord, dalla campagna alla città ecco i nostri orfanelli:

Il primo è Mambo!


Mambo ha 2 mesi e mezzo.
E’ un maschietto dolcissimo che è stato abbandonato in un paesino del Cilento.
Ora sta in stallo in un piccolo stanzino; cerca quindi adozione o stallo per non finire nuovamente in una colonia.
Adottabile in tutto il centro/nord Italia, si accettano anche richieste in Campania.
Spulciato, sverminato, vaccinato, con libretto sanitario e microchip!
Solo adozione in appartamento, viziato e comodamente sdraiato sul divano...
Si richiede la castrazione entro i 6 mesi di età.
Per info ed adozione: Cristina 3297448149

       

Loro sono due scugnizze di 30 giorni e non hanno ancora un nome. (ADOTTATE!)
Si trovano a Napoli in stallo da una signora che però non potrà tenerle oltre al 14 luglio.
Per una buona adozione possono arrivare anche al nord e siccome ci piace sognare forte, per loro speriamo in una adozione di coppia.
Per informazioni, adozione o offerta di stallo potete contattare Bruna tramite facebook.

Tigro credeva di aver trovato la sua casa e 4 mesi fa, da Palermo era arrivato fino in Piemonte, ad Asti. (ADOTTATO!)
Ora è di nuovo in cerca di una famiglia, questa volta però che lo sappia capire e amare come ogni animale merita.
Lui è molto buono, ha circa un anno e mezzo ed è di taglia medio/grande.
Gli manca una zampotta, è compatibile i gatti ed altri cani femmina.
Per le ultime informazioni riguardo a lui o per la sua adozione, potete contattare tramite Facebook Paolo.

 


      

Blu è una micina di 2 mesi, sorellina di Macchia.
Sono già sverminate e tempo qualche giorno saranno pronte per l’adozione.
Si occupa di loro la L.A.V. di Asti.
Per informazioni o adozione potete scrivere a lav.asti@lav.it



 

Lei è Nuvola.
La sua storia comincia a Salerno 4 mesi fa, quando fu abbandonata insieme ai suoi fratelli vicino ad un cassonetto dell'immondizia.
Ad oggi, lei è l'unica della cucciolata ad essere rimasta senza adozione.
E’ una futura taglia media. E’ ben socializzata con i cani e va d’accordo anche con i gatti.
Nuvola ora si trova a casa della volontaria che l’ha accudita e salvata.
Per una buona adozione può venire anche al nord Italia tramite staffetta.
Per informazioni potete contattare Di Fiore Maria Teresa 338 2575886

 

Sempre dalla provincia di Asti, cercano famiglia il Sig. Capro, la Sig.ra Capra e i loro due capretti. (ADOTTATI!)
Sono rimasti senza casa e l’ideale sarebbe accoglierli in un bel giardino tutti e quattro insieme.
Per informazioni ed adozione potete contattare Mara tramite messaggio su Facebook.

 

 

 
Quinto contest:
titolo: Ogni cosa è illuminata
scadenza:  31 luglio 2016
Il titolo, al solito, è uno spunto. l'interpretazione è libera.
I racconti devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it
La lunghezza massima è di duemila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome e da "ogni cosa è illuminata".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Scadenza: trentuno luglio 2016.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito. Sarà più semplice comunicare.
Cosa si vince?
I due vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it
A dicembre 2016 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

Forse hanno preso l’ultimo caffè assieme. Si sono salutati e poi si sono infilati nella folla di sconosciuti che a volte circonda gli addii. E ora ciascuno se ne va per la sua strada, con l’inquietudine di chi non sa stare da solo, ma con la consapevolezza che devono anche smetterla di perdersi l’uno per l’altra.

Luca: Segue la scia della gente nel dedalo di strade che si incrociano oblique. Con lo sguardo fruga nei visi delle persone per andare al di là delle apparenze, alla ricerca di un segno che lo faccia risalire dal baratro in cui gli pare di essere precipitato. Ma i volti che gli scorrono accanto sono impenetrabili, macchie dai contorni sfumati. Ora sa che le occasioni, così come si creano, si perdono, e questa certezza gli si rivela con dolorosa chiarezza. A volte si rimane in bilico, nella consapevolezza di essere diverso dall’altro, ma anche uguale. Lui ha sempre vissuto così, attratto eppure spaventato dal contatto con chi gli stava attorno. E a volte perfino da se stesso. Il fatto è che si è diversi pure da come si era un attimo prima, si cambia senza neanche rendersene conto. Se solo ci fossero specchi per l’anima per seguirne in tempo reale i mutamenti.

Gloria: Si cambia, eccome. Il cambiamento inesorabile di gente che finisce per sfiorarsi senza vedersi, senza capirsi, senza neppure provare a riconoscersi. Non più. Gloria è rimasta ferma per un istante sul bordo del marciapiede, a osservarlo mentre si allontanava, poi ha attraversato la strada per entrare nei grandi magazzini, confondendosi nella massa dei clienti che a quest'ora si muovono curiosi e indolenti tra gli stand. Assimilarsi alla folla, in fondo, è quello che vuole davvero in questo momento, le costerebbe troppa fatica e troppo impegno distinguersi dalle tante anime perse che si aggirano in questo luogo di caotiche ed effimere sicurezze, e rischiare di riconoscere tra le altre la sua.

Luca: Si toglie giacca e cravatta, e avverte la stessa sensazione che proverebbe se gli avessero tolto una camicia di forza. È quasi come tornare a respirare dopo essere stato in apnea. Con la coda dell’occhio ha visto Gloria infilarsi nella porta girevole del negozio. La segue. D’istinto cerca di mimetizzarsi nella moltitudine che lo circonda, per poterla pedinare da lontano in quella babele di gente. Ma troppe cose lo distraggono: oggetti, luci, signore, ragazzine, commesse, famiglie. Per un po' riesce a distinguerla, anche se è distante, ma non vuole essere notato. Si ferma a uno stand al primo piano e acquista un maglione rosso; si fa togliere l’etichetta, paga alla svelta e se lo butta sulle spalle, senza indossarlo. Infila la giacca e la cravatta nella busta che la ragazza alla cassa gli dà assieme allo scontrino. La cerca di nuovo nella confusione, ma non la vede più. Chissà se è ancora lì, si chiede.

«Sia cortese, me dia una mano, non riesco a trovare la misura delle canottiere de cotone per mio marito». È una donna florida e piacente, che gli si para davanti con un mezzo sorriso.

Gloria: Le scale mobili, quasi una metafora della vita - gente che sale, gente che scende, persone che si guardano di sfuggita senza vedersi davvero. Poi c'è sempre chi ha più fretta degli altri e ti spinge da una parte per farsi largo. Però... Riflette su queste inezie quando, dall’alto della scala mobile che scende dal reparto dell’abbigliamento femminile, vede una strana coppia in quello della biancheria maschile, al piano inferiore. La donna, grassoccia e dall'aria gioviale, sta misurando una canottiera di quelle che non usa quasi più nessuno, bianca, senza maniche e scollata, sul busto di un uomo dall'aria familiare. Non può essere lui: lo ha visto dirigersi verso il labirinto di viuzze, e poi era vestito in modo diverso, portava quella che è diventata la sua divisa da lavoro: completo grigio scuro, camicia azzurra e cravatta, non sempre dello stesso colore, ma rigorosamente regimental. Quel maglione non lo aveva mai visto. Rosso, poi. Risalta nel grigiore dell’ambiente, dall’arredo impersonale e minimalista, ed è una nota quasi eccentrica, fuori luogo. No, Luca porta sempre colori che lo aiutino a mimetizzarsi, non può essere lui.  Forse è soltanto un cliente che gli somiglia molto. Forse.

Luca: Dopo l’acquisto estemporaneo torna a confondersi fra la folla a cui prova a conformarsi, cercando di fare le stesse cose che fanno gli altri, a guardare cose di cui a lui è sempre interessato meno di niente. Ma è per comprare che si va ai grandi magazzini, e allora lui compra e guarda comprare. E continua a cercare con gli occhi quella che fino a qualche minuto prima era ancora la sua donna. Non si accorge che la scala mobile è arrivata al piano e inciampa, finendo lungo disteso per terra, senza scampo. Crolla sul gomito già malandato a causa di una brutta caduta da cavallo di qualche anno prima, non riesce a trattenere un grido di dolore.

Gloria: Davanti a lei ci sono un ragazzo e una ragazza in tuta e scarpe da ginnastica: hanno l’aria stanca e distesa che si ha dopo aver svolto un’attività fisica. Devono essere andati a correre nel parco, non lontano dal centro. Anche lei una volta si allenava con regolarità: ai tempi dell'università partecipava anche a qualche gara. Poi era arrivato lui e, a poco a poco, l'aveva distolta da tutti i suoi interessi. Quasi tutti. Le era rimasto il cinema: spesso nelle ore pomeridiane, con la scusa della spesa, se ne andava via di casa da sola e passava il tempo dentro una sala a vedersi l'ultimo film uscito. Quando aveva capito che starsene per conto suo, in un cinema spesso vuoto, di pomeriggio, era un modo per evadere dalla vita con lui, aveva iniziato a maturare l'idea di lasciarlo. Questa ossessione si era insinuata con prepotenza nella sua testa, come un tarlo ostinato e incontrollabile, finché aveva penetrato ogni fibra del suo cervello, e allontanarsi da quella casa e da quell'uomo era diventato un assillo, un chiodo fisso.

«Signora mia, ma che è successo? Guardi ‘npo' là quanta gente! E che sarà mai?», è la signora grassoccia che ha visto poco prima con l’uomo del maglione.

«Non saprei, ho sentito che chiamavano l'ambulanza, forse qualcuno si è sentito male.»

«Eh, nun se pò mai stà tranquilli, e che te pare?!», e nel dirlo scuote la testa piena di ricci rossi di henné.

Intanto gli addetti alla vigilanza stanno aiutando qualcuno ad alzarsi. È Luca.

«Ah signò, ma io quello lo conosco! 'n signore tanto ammodo, je parlavo proprio n’attimo fa!»

«Ah sì? Chissà cosa è stato…», pronuncia queste parole con tono neutro, attenta a non tradire alcuna emozione.

«Ma che ne so!? Ma guarda che je doveva capità, porello. Però io vado a véde. Magari je serve ‘na mano…»

Lei rimane in disparte, ha cura di non farsi notare da lui. Tanto se la caverà. E intravede che barcolla, mentre i vigilantes chiedono spiegazioni; un fazzoletto spuntato dalla tasca di una commessa gli tampona il sangue sulla fronte: deve essersi ferito cadendo.

Poi lo perde di vista, è nascosto da un capannello di gente. L’istinto sarebbe quello di andare lì, di non lasciarlo da solo, di soccorrerlo, ma si trattiene. «Ce la farà, deve farcela. Lasciarmi coinvolgere proprio adesso no, non adesso …». Lo sa, poi si darà della codarda, magari anche della cinica, ma volterà pagina, dimenticherà anche questo sapore di irrealtà. Sia quello che sia, rimane al coperto.

Torna la signora dai capelli rossi, emozionata, affannata, col seno debordante che sembra scoppiare dentro la giacca attillata.

«Porello! Nun ce se crede! La faccia piena de sangue. Ma che je sarà capitato?! Se sarà sentito male!».

Lo accompagnano all’ambulanza, che nel frattempo è arrivata. Lei lo scorge di spalle, il compagno con cui ha condiviso amore, sogni, speranze, tempo, lavoro, liti, sacrifici, noia; un uomo forte e debole, normale, uno come tanti, una brava persona, mediocre, a volte speciale, comune, egoista, sì, proprio uno come tanti, consumato dalla vita. Come lei, in fondo. Ma un uomo con cui le fa paura invecchiare.

Lascia che tutto le scorra davanti, il peggio è passato, lui ormai è sull’ambulanza. Resta qualcuno della direzione. «Tranquilli, non è successo niente. Un piccolo incidente, ora è tutto a posto.».

Lei si avvia verso l’uscita. Prova sollievo nel ritrovarsi all’aperto, tra la solita gente che affolla le vie, ordinaria, consueta. Cerca di cancellare dalla pellicola della mente le immagini che vi si sono appena impresse, la scena di qualche attimo prima, per tornare a concentrarsi su di sé. Attraversa la strada e si ferma di fronte al bar del loro ultimo incontro. Pesca il cellulare nella borsa e cerca il numero in rubrica: «Radiotaxi? Sono al bar del Corso, vicino ai grandi magazzini.».

Non entra di nuovo nel locale, si limita a guardarlo da fuori. Nessuna nostalgia. Solo poco più di mezz’ora prima erano stati lì insieme, lui con la sua aria di sufficienza da professionista affermato, e lei con il tailleur d’ordinanza e la solita grande borsa sulla spalla, piena di tutti gli oggetti che sono un po’ il riassunto della sua vita; lei con l’aria di una donna senza più rinunce, a vivere quello che doveva essere un saluto o un addio, pieno di cose non dette e tenute in fondo al cuore, di spiegazioni non date, e rese tuttavia palesi dalla familiarità. Anche se resta sempre qualcosa da spiegare, si arriva comunque, in modo ineludibile, al punto in cui non serve più parlare, perché ogni parola diventa fumosa, una falsa pista, una frettolosa menzogna.

Sembra passato un tempo infinito. Una parte del suo percorso, diventato ormai troppo arduo e tortuoso, è alle spalle. Davanti s’intravede un sentiero nuovo, di sicuro incerto, nebuloso, ma è lì che aspetta di essere battuto.

Il taxi è arrivato, è in attesa vicino al marciapiede: lei vi sale senza guardarsi attorno. I suoi bagagli sono già al deposito.

Allo sguardo interrogativo del tassista, con voce ferma, senza ombra di esitazione, comunica decisa: «Alla stazione.».

- Inizia nel mese di luglio la campagna tesseramento 2016 dell’associazione Rat Rescue Italia che nasce nel 2013 per far fronte all’aumento di cessioni e abbandoni di ratti domestici.
L’organizzazione è no-profit e va da sé che ogni donazione sia molto importante.
Per seguire le loro attività potete mettere il like all’omonima pagina facebook, oppure visitare il sito.

- Se sabato 2 luglio siete dalle parti di Torino e vi piacciono i cani, potreste pensare di partecipare al secondo “Dog Summer Day”, ovvero una camminata a 6 zampe di sensibilizzazione contro l’abbandono estivo.
Il ritrovo è alle 16 in piazza Zara e la passeggiata si snoderà lungo i viali del Valentino.
L’evento è organizzato da Animal Renegades.
Qui il link.

- Sempre sabato 2 luglio la L.A.V. (Lega Anti Vivisezione) di Asti organizza un aperitivo vegano accompagnato dalla musica dei Collectif Manouche all’Irish Pub “Jack Madden” (Corso Felice Cavallotti, 64, Asti AT).

Il costo è di 12 euro di cui 5 verranno devoluti all’associazione per le cure degli animali sul territorio.
Qui il link all’evento.

- Lunedì 4 luglio dalle 19,30 l’associazione “Le sfigatte” organizza una apericena vegana presso il ristorante “L’Orto già salsamentario” a Torino in Via Monferrato 14/A (Il costo è di 15euro ed è necessaria la prenotazione a questo indirizzo.
- Mercoledì 6 luglio alle 20,15 presso la pizzeria “Vesuvio” di Moncalieri (Via Cavour, 94, 10024 Moncalieri TO), ci sarà una apericena vegana a favore del BASTA CORRIDA VEG TOUR 2016.
Il costo è di 13euro e il ricavato andrà ad aiutare le associazioni spagnole “Ayandena” di Sevilla e il rifugio “San Jorge” di Caceres che si occupano dell’adozione di cani destinati alle perreras (canili spagnoli in cui però, a differenza che in Italia, i cani vengono soppressi se dopo poche settimane non vengono adottati) e di altri randagi.
Ecco i siti delle associazioni spagnole: sito1 - sito2

L’idea del tour, che parte da Torino, passando per Francia e Spagna, nasce da Paolo Barbon, un ciclista vegano torinese che da un paio di anni, ogni estate, percorre più di 2700 Km in bicicletta come manifesto contro la corrida e contro le perreras. In ogni città in cui fa tappa si tengono manifestazioni in collaborazione con gli attivisti locali e le associazione di protezione animale francesi e spagnole.

Qui la sua pagina facebook.

- Venerdì 8 luglio dalle ore 20 la gastronomia vegana “Sale in Zucca” (Via Santa Chiara, 45/h, 10122 Torino), festeggia i suoi primi 5 anni di attività e vi aspetta con un ricco menù a 13euro e uno sconto del 10% sui prodotti che vorrete acquistare. Dovete prenotare obbligatoriamente entro il 5 luglio mandando una mail a questo indirizzo o telefonando allo 011-5794968.
Se volete curiosare tra i menù proposti e le novità in vendita potete andare sul loro sito.

 Se fate parte di associazioni vegane o semplicemente volete segnalarci un evento potete inviarci una e-mail all' indirizzo: bachecavegana@jonaeditore.it

Serena Gualdieri viveva a Milano, aveva una vita come tantissime, fatta di lavoro, casa, amici e divertimento.
Oltre a quello c’erano gli animali. I suoi gatti, i suoi cani e l’amore per tutti. Il primo passo fu quello di condividere le ricerche per i cani in cerca di adozione. Quelli che per sentirci bene chiamiamo “trovatelli”, ma che prima di diventare tali sono stati “abbandonatelli” in qualche tangenziale o posto dimenticato o cercato di dimenticare da chi lo ha preso, da chi si si è fatto amare, da chi, in cambio, lo ha lasciato come si lascia un vestito troppo liso per continuare ad essere usato. Buttato via dopo aver postato le sue foto su tutti i social possibili, con tanti cuori a far vedere che lo si ama, con tanti like degli amici per farci sentire belle e buone persone.

Per fortuna, non tutte le persone sono belle e buone in quell’accezione. E così, la nostra Serena Gualdieri ha pensato che avrebbe dovuto occuparsene meglio, di più e con ogni sua risorsa. Ha preso armi, bagagli e animali ed è partita, destinazione Via delle Filande 5

Pontelandolfo, Benevento.

 

- Che cos’è “la casetta di scenù?

- un ponte tra la strada e l'adozione.

- In che senso?

- La gente abbandona i cani e, si spera, prima o poi qualcuno li accoglierà a casa sua. Da me possono aspettare quel momento sotto un tetto, un giardino, il cibo per mangiare e la compagnia di tanti altri cani per giocare.

- E come è nata l’idea di fare una casa accoglienza?

- Vivevo aMilano, seguivo le storie dei cani del sud (chi pensa che i cani abbiano problemi - e certamente ne hanno - al nord, dovrebbe venire a dare una occhiata al sud per capire in che condizioni brutali sono costretti a vivere se abbandonati, tra catene e canili lager) e pensavo che avrei fatto questo, ma non avevo in programma di tornare al sud.

- E poi?

- Per mille motivi e situazioni sono finita in un posto perfetto per questa mia idea. Come in quei film in cui si vede una persona in una scena, e fa cose che non vuole fare e poi, nella scena dopo la vedi nella casa dei suoi sogni. E fino a qualcuno non spiega come mai ci è finita lì, non riesci a capirlo. Ecco, a me non interessa più sapere il motivo, sono nel posto giusto per fare quello che voglio: aiutare gli animali che hanno bisogno, vivere con loro ed esserne ricompensata dal loro amore.

- Una meraviglia, insomma. E come fai a mantenere il posto? Ci saranno molte spese.

- Oltre ai cani in attesa di adozioni posso ospitare cani “in vacanza”. C’è molto verde e i cani stanno sempre liberi.

- In vacanza quando i padroni sono in vacanza, insomma.

- Sì, all’inizio non ero molto convinta di questo servizio, ma poi ho capito che è giusto che una famiglia possa andare una settimana a New York, per fare un esempio, senza dover causare stress al proprio animale. Loro si svagano, il cane viene da me e si diverte e fa nuove amicizie. E, oltre a questo, per la accoglienza attraverso i social ho amici che fanno piccole donazioni per aiutarmi a sostenere questo servizio.

- Bello.

- Sì, ci sono persone che hanno capito che “è tutto per i cani”, tutto il mio tempo, le mie energie, e pure il mio amore, tutto questo è la parte che faccio io, in questo mondo, per cercare di farli stare bene. E mi danno una mano.

 

Questa è la storia di Serena Gualdieri, storia che ha tutto il nostro appoggio, storia che ci fa pensare che esiste chi aiuta davvero gli animali bisognosi, senza bisogno di mettere cuori e cuoricini.

Questa la sua pagina facebook: casetta di scenu'

Qui la possibilità di fare una piccola donazione con paypal: aiutalacasetta

Il quarto contest di Jona Editore prende spunto dalle ultime parole in vita di Lev Tolstoj: "Svignarsela! Bisogna svignarsela!".

Le regole sono sempre le stesse, sono poche e semplici, quindi vi preghiamo di tenerne conto. Nelle prime edizioni abbiamo fatto passare titoli incompleti e altro, da adesso se non ci saranno queste piccoli condizioni i racconti saranno cestinati.

I racconti devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it
La lunghezza massima è di duemila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome e da "svignarsela bisogna svignarsela".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Scadenza: trenta giugno 2016.

Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Precisazione ridondante, in quanto i racconti devono essere scritti appositamente per il contest.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito. Sarà più semplice comunicare.

Cosa si vince?

I due vincitori (se i racconti inviati  saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it

A dicembre 2016 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.