In silenzioso dialogo - s01e02 - Richard Powers/Jonathan Lethem

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“L’utopia era uno spettacolo che chiudeva sempre la sera della prima”

Lo spettacolo dell’America e dei suoi sogni di uguaglianza e grandezza infranti contro gli scogli della realtà, delle differenze superabili solo al costo di enormi sacrifici e sofferenze, che costringono tutti i protagonisti di questi due romanzi incredibili alla rinuncia o alla chiusura dentro a fortezze di solitudine e rimpianto.
E poi la musica, le controculture, l’aggrapparsi con tutta la speranza all’amore (e alle sue illusioni) come forza motrice di cambiamento non solo personale ma anche, e soprattutto, sociale.
Powers ci racconta la grande storia d’amore tra un’insegnante afroamericana e un fisico ebreo fuggito dai roghi e e dalla catastrofe del nazismo; un ‘pesce e un uccello’ intoccabili, come intoccabili si sentiranno i loro figli, incapaci di sapersi collocare in una società multirazziale e inclusiva solo a parole.
Lethem, invece, esprime tutta la grazia dell’amicizia incondizionata e inscalfibile tra due bambini, forzati dal caso e dalla vita a convivere in ambienti socialmente inadatti e inospitali.
Un’amicizia così forte e unica da sembrare frutto di ingegno e di magia e che legherà i due protagonisti a un patto definitivo e cruciale.

Nessuno, qui, sembra trovare dimora o pace. I protagonisti non ci somigliano, non vivono e non sono come noi eppure, a dispetto di queste distanze, sembrano esprimere tutta la potenza, il dolore e anche la gioia e la bellezza dell’umano.

 

Richard Powers, Il tempo di una canzone, Mondadori 2010, traduzione di G. Caraci
Jonathan Lethem, La fortezza della solitudine, Tropea 2004, traduzione di Gianni Pannofino (poi Il Saggiatore)