In silenzioso dialogo - s01e04 - Dan Simmons/Geoffrey Chaucer

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Due viaggi in mondi lontanissimi, talmente lontani che sembra quasi eretico accostarli.
Eppure, quando per la prima volta aprii Hyperion, a diciassette anni, fu per me quasi immediata l’associazione (il dialogo silenzioso?) di Dan Simmons con Chaucer, che avevo letto in parte nelle ore d’inglese, al liceo.
(Più tardi capii di non essere un genio delle associazioni letterarie. Simmons aveva davvero pensato ai Racconti di Canterbury per la stesura di Hyperion e anzi, ne segue la stessa scansione narrativa).
In un passato remoto, il trecento di Chaucer, e in un futuro altrettanto distante, alcune persone vengono chiamate a un pellegrinaggio verso un luogo sacro, rispettivamente la tomba di San Tommaso Beckett a Canterbury e il pianeta Hyperion, sede della Chiesa della Sofferenza: mentre uno è fonte di speranza e di redenzione futura, l’altro, è un mistero terrificante presieduto da un essere crudele e misterioso.
Durante il viaggio, ciascuno dei pellegrini racconta la sua storia e le ragioni che lo hanno spinto (se non obbligato) a questo viaggio verso il sacro.
Se attraverso la voce dei suoi personaggi Chaucer delinea il suo pensiero poetico e politico, frutto di un umanesimo fresco e vitale, l’umanità di Simmons è racchiusa nella bellezza (dolorosa) delle vicende di ciascuno dei suoi pellegrini, costretti a confrontarsi con la responsabilità delle loro azioni passate in un percorso etico e filosofico profondamente coraggioso e attuale.
Due viaggi da ripercorrere insieme, per quanto assurdamente diversi ci possano, oggi, sembrare.