Venerdì, 12 Gennaio 2018 09:56

Il gioco - Intervista a Giuseppe Patti

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Continuano le nostre interviste ai protagonisti de Il Gioco. Oggi e la volta di Giuseppe Patti e del suo Giuseppe Calamitaro.

 

- Ciao, ti puoi presentare per noi?

Ciao, sono un ragazzo di appena ventidue anni, mi sono avvicinato alla scrittura qualche anno fa, per sbaglio, sono ancora un novizio di questo nuovo mondo. Cos'altro dire di me? Sono un po' riservato alla fin fine, e suppongo sia inutile dire che mi piace leggere, così come dire che detesto scrivere, a volte mi fa stare davvero male, ma non ho scelta. È un qualcosa più grande di me, che ancora non ho ben capito.

- Come sei venuto a consocenza de Il gioco?

Tramite un gruppo facebook, non ricordo chi aveva pubblicato il bando del progetto, non conoscevo Jona Editore prima de Il gioco, purtroppo.

- Come mai hai deciso di partecipare?

Mi era sembrato interessante, e non mi sono sbagliato, e comunque era un'occasione da cogliere al volo, diciamo che l'ho visto come quel treno che passa una sola volta, e sono riuscito a salirci.

- Spiegaci cosa vuol dire stare per quattro mesi in un gruppo di estranei.

Significa che hai davanti a te la possibilità di conoscere persone nuove, caratteri del tutto nuovi e inediti, in questo caso anche quello del personaggio che si era scelto di essere. Nulla di terrificante, anzi! Una possibilità di crescita personale che non si presenta tutti i giorni, inutile negarlo, tutti i personaggi, compreso il mio, mi hanno lasciato qualcosa.

- Ci parli del tuo personaggio e del perché lo hai scelto?

Il mio personaggio, un uomo, o ragazzo poco importa, lunatico ma triste più che altro, e solo, molto solo, senza sogni particolari e con un passato un po' frastornato, mezzo calvo e magrissimo, su questo aspetto fisico mi assomiglia, e anche se sembrerebbe essere un personaggio vuoto a primo impatto, quando dovevo scrivere il personaggio per farlo candidare, lui è stato l'unico, tra i tre che si erano presentati alla mia mente (una casalinga divorziata con una figlia a carico, e un lavandaio di mezz'età rimasto intrappolato in quel mondo) a dirmi di avere qualcosa da raccontare. Ha avuto la sua possibilità per farlo, tralasciando qualche dettaglio che si è poi perfezionato in seguito.

 

- Che legami hai creato all'interno del gruppo?

È una domanda riferita a me, o al mio personaggio? Il mio personaggio ha creato qualche legame all'interno del gruppo, da qualche amicizia a una storia d'amore, non è stato facile portare avanti tutto ciò che riguarda il mio personaggio, stavo uscendo matto, non nego di aver avuto qualche crisi d'identità, ma sono arrivato fino alla fine, e ne è valsa la pena.

- Una cosa che cambieresti? Una persona che non avresti voluto conoscere, all'interno del gruppo?

Paradossalmente cambierei il personaggio, ma è stata una bella esperienza, e cambiando qualcosa potrebbe non esserlo più. E nessuno, ogni conoscenza nuova, bella o brutta, arreca un po' di conoscenza in più, più o meno desiderata.

- Adesso spiegaci cosa hai provato nel conoscere la vera identità dei tuoi compagni di gioco.

Ehm, cosa ho provato, confusione. Mi sono del tutto confuso, soprattutto per coloro che hanno azzardato il cambio del sesso, è come se mi si fosse aperto un nuovo mondo agli occhi, ancora più complicato, e ne ho provato un po' di stupore, meraviglia.

- Finito il gioco e le pubblicazioni che ne derivano, cosa pensi che succederà al tuo personaggio?

Non me lo sono mai chiesto, non sono mai stato bravo a predire il futuro, se lo fossi stato avrei fatto l'indovino mica lo scrittore, e sarebbe stato anche più redditizio. Ma a parte gli scherzi e le battute stupide, non so cosa gli succederà, magari se il personaggio viene letto e piace, perché no, continuare ancora un po' questa storia, magari anche con un salto temporale di dieci cinque o dieci anni nel futuro.

- Al di là del gioco: progetti di scrittura?

Il mio difetto è non avere progetti ben delineati nel campo della scrittura, ma sto lavorando a una raccolta di poesie, ormai ultimata, devo solo sistemarla un po', più o meno. E inoltre, ogni tanto, mi dedico alla stesura di racconti brevi, di solito indirizzati a qualche premio letterario, ma il tempo per scrivere diminuisce sempre più in queste mie giornate, e procedo un po' lentamente, sacrificando molte ore di sonno.

- Un ultimo aggettivo, solo uno, per definire i tuoi quattro mesi ne Il gioco.

Uno solo? Difficile, e dico, completi, sotto ogni punto di vista e sotto ogni aspetto.