Renzo Semprini Cesari recensisce Felice come un bambino di Calogero Rizzo

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Se si vuole leggere un romanzo pulito e lineare, ordinato, all’interno del quale la storia e le parole evolvono di pari passo, senza stridori, Felice come un bambino non è il romanzo adatto. Questo, parlando di fumo e di pipe, è un romanzo che getta fumo negli occhi. Lo fa fin dall’inizio, con un incipit che porta il lettore tra le bancherelle di un mercato palermitano che ad altro non serve se non nascondere, come fumo artificiale sopra il palco di un teatro, l’allestimento della vera scenografia. In un batter di ciglia, infatti, Calogero Rizzo ci porta via da Palermo per intraprendere non uno, ma due viaggi contemporanei in giro per il mondo, alla ricerca di un oggetto mistico e misterioso. Il fumo ricorre di continuo e come fumo di pipa la storia si arrotola su se stessa, si capovolge in aria, si ferma e poi riprende vigore alternando le vicissitudini dei due improbabili investigatori. Improbabili non per loro demerito, ma per la particolarità di ciò su cui si sono specializzati a investigare: pipe.

Tramite un linguaggio desueto, l’abuso di aggettivi e una scrittura volutamente fuori dal tempo, Rizzo trasporta il lettore dentro atmosfere a tratti fosche, a tratti storiche, a tratti erotiche e a tratti avventurose. Non mancano l’amore e una sana scazzottata, non mancano i quartieri multietnici, non manca qualche risata e non manca mai, non avrebbe potuto, l’aroma e la compagnia di una pipa. Questo è un romanzo per chi non disdegna la passione, per chi ha voglia di abbandonarsi alla lettura senza soffermarsi troppo sulla musicalità delle parole. I personaggi, principali o secondari che siano, alternano saggezza e vizi umani in modo talmente variegato che si arriva a trattare, in maniera filosofica, anche della vanità nel mondo. E qui Rizzo gioca sul filo della comprensione e viene incontro al lettore, come me meno acculturato, dichiarando che gli stessi personaggi collaterali non comprendono a fondo quel filosofeggiare.

Lungo tutto il dipanarsi della storia si tratta, infine, il tema del collezionismo, il senso vano del possesso, facendone vedere vizi e difetti, ma anche gli aspetti prettamente goduriosi e lasciando per il finale l’atteso apice del piacere.