The pipe man: intervista agli autori

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Abbiamo intervistato Antonio Pintér e Calogero Rizzo, autori di The pipe man.

Di dove siete?

Antonio: Sono un milanese nativo e stanziale con radici multiformi, tra cui quelle ungheresi, che mi hanno dato il cognome.

Calogero: Agrigento, adesso vivo ad Hove in Inghilterra.

Cosa fate nella vita?

Antonio: Faccio il pubblicitario, ovvero il tuttologo. La varietà degli interessi e delle competenze compensa il non sapere, e non saper fare bene, praticamente niente.

Calogero: Principalmente il marito e il padre, tutto il resto è accidentale.

Come vi siete conosciuti?

Antonio: Cercando di riformare i forum e i gruppi di pipa (ovvero facendo gazzarre di vario tipo). È interessante quanto quello dei fumatori di pipa sia un ambiente ricco di menti sbilenche, forse più di altri. Noi evidentemente eravamo tra le più sbilenche.

Calogero: On line, inizialmente, in gruppi Facebook relativi alla pipa. Successivamente ci siamo incontrati diverse volte ed è nata un’amicizia reale.

Com’è nata l’idea di The pipe man?

Antonio: È nata da un’idea di Calogero che da un lato ci aveva preso gusto a scrivere su personaggi in cui la realtà ha poco da invidiare alla fantasia, dall’altro si è divertito a sfidare ulteriormente la mia dubbia competenza di illustratore.

Calogero: Avevo chiesto ad Antonio la cortesia di disegnare la copertina del mio primo romanzo, Felice come un bambino, e lui con la sua solita gentilezza non se lo è fatto chiedere una seconda volta. Considerato il risultato e i suoi cromosomi mi è venuto in mente di realizzare un libro con Antonio.

Come lo avete sviluppato?

Antonio: Parlando e scrivendoci, talvolta partorendo qualche idea insieme, più spesso viaggiando su binari paralleli e incontrandoci a qualche stazioncina per mostrarci dev’eravamo arrivati e come.

Calogero: Stabilita l’idea centrale del lavoro, abbiamo fatto uno schema, scegliendo i tipi di carattere da associare alle forme di pipa. Ci scambiavamo testi e disegni on line, decidendo gli aggiustamenti del caso.

In poche parole, come descrivereste la vostra opera?

Antonio: Spero sia un libro divertente sulle bizzarrie dell’animo umano riflesse nella forma di una pipa. Ovvero una impresa bizzarra al quadrato.

Calogero: Sebbene si tratti di una serie di racconti, ognuno chiuso in sé, con i suoi personaggi e la sua trama, mi piace pensarla come rappresentazione corale della fatica di vivere, pur se le situazioni raccontate sono tutte comiche, quando non grottesche, eccezion fatta per un solo racconto.

Cosa dà e cosa toglie un’opera in cui i disegni e le parole raccontano la storia rispetto a un romanzo o a un racconto?

Antonio: (Disclaimer: sono figlio di illustratore e ho illustrato questo libro. Il mio conflitto di interessi è evidente). Odio i libri con illustrazioni didascaliche, che limitano la fantasia. Ho sempre amato invece le illustrazioni parallele, che non illustrano ma raccontano la loro storia con un altro mezzo, premendo su altri tasti, eccitando ulteriormente l’immaginario. Se la cosa funziona non c’è testo che non ne guadagni.

Calogero: In generale, non saprei dirlo. Nel caso specifico, il tasso di surrealtà, per così dire, dei disegni di Antonio aggiunge un momento di sintesi, a volte allucinata, a volte irenica, che le parole non avrebbero, per forza di cose, saputo esprimere. C’è una tale compenetrazione, fin dalla genesi dell’opera, che oggi non saprei immaginare le parole senza i disegni e viceversa.

Un libro che consigliate e perché?

Antonio: Consiglio assolutamente di acquistare The Pipe Man, possibilmente dopo aver imparato a fumare la pipa. Una delle due cose (ma spero entrambe) è certamente benefica per l’umore.

Calogero: Perché, se siamo riusciti nell’intento, si può riflettere divertendosi.

Un aggettivo per Antonio/Rino?

Antonio: Rino: vendicativo.

Calogero: Antonio: Irascibile.

Dopo the pipe man, lavorerete ancora insieme?

Antonio: Lo stiamo già facendo. Ci saranno novità a breve.

Calogero: Ovvio. Si dovesse rifiutare, non gli porterei più tabacchi da pipa dall’Inghilterra.

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