Il gioco - Intervista a Serena Barsottelli

Scritto da

La prima edizione de Il gioco è terminata il 10 gennaio. Settimana prossima ci sarà un video di presentazione e nasceranno diverse iniziative di cui vi parleremo.
Da oggi iniziamo a conoscere meglio i nostri scrittori e i loro personaggi.
Iniziamo da Andrea Antropologo Gori di Serena Barsottelli, una delle due vincitrici.

 

- Ciao, ti puoi presentare per noi?

 Sono Andrea Gori, ma tutti mi chiamano l’antropologo. Ah, no, aspettate. Ogni tanto fatico a capire quale sia la realtà.
Mi chiamano Serena, ho trentadue anni e sono toscana. Scrivo perché non potrei farne a meno, anche se spesso finisco per soffrire mentre lo faccio. Che sia masochismo? Non so, ma mi piace pensare che scrivere sia come sanguinare, facendo scivolare su carta quello che abbiamo dentro.

- Come sei venuta a conoscenza de Il Gioco?

Seguo con piacere le iniziative di Jona Editore. Ho iniziato con i loro contest mensili e non ho più smesso!

- Come mai hai deciso di partecipare?

 Mi piacciono gli esperimenti e le occasioni (estreme) per migliorare. Ho letto dell’iniziativa e non ho avuto dubbi sul da farsi. Ho buttato giù una pagina di getto, dopo essermi ritirata un poco in me stessa, per andare a toccare quella parte profonda che nella vita di tutti i giorni lascio fuori. La parte antisociale, ecco. La conferma da parte di Jona Editore è arrivata proprio nel giorno in cui il mio ex datore di lavoro ha deciso di non rinnovarmi il contratto e io l’ho visto come un segno della strada da seguire. Posso dire che quel giorno sia cambiata la mia vita.

 - Spiegaci cosa vuol dire stare per quattro mesi in un gruppo di estranei.

 So che a qualcuno sembrerà paradossale, ma vuol dire poter essere se stessi al cento per cento. Nessuna paura di essere giudicati o esclusi, perché, in fondo, eravamo protetti da una maschera.
Ci sono stati momenti difficili, perché piano piano si sono instaurati rapporti che credo andranno oltre quello dei nostri personaggi. In alcuni casi i loro malumori riuscivano a cambiare il mio umore!

 - Ci parli del tuo personaggio e del perché lo hai scelto?

 Comincio dal nome: Andrea. L’etimologia lo lega inequivocabilmente al sesso maschile (aner andros in greco antico vuol dire proprio individuo di sesso maschile), ma soprattutto nel nord Europa viene dato anche a donne. Mi piaceva l’ambiguità insita in quel nome.
Per quanto riguarda gli altri aspetti del mio personaggio, beh, stiamo parlando di un individuo privo di morale e dedito alla conoscenza. Ho studiato filosofia all’università, ogni cosa che scrivo cerca di portare un messaggio, ma sento che tutta la poca conoscenza che ho acquisito è sempre stata filtrata dalla morale della società. Mi sono chiesta cosa farebbe un uomo libero dal condizionamento etico e Andrea Gori è una delle possibili risposte.
Credo che non avrei potuto scegliere altri personaggi, perché, in un certo senso, è stato lui a scegliere me.

 

 - Che legami hai creato all’interno del gruppo?

Andrea Gori è entrato sfigato, single e vergine e ne è uscito galante latin lover, in una relazione un po’ complicata e con un figlio. Il mio personaggio ha creato legami soprattutto con Margherita, la sua compagna (ecco, è sicuro che leggendolo lei avrebbe un brivido) e con Vanessa, “la Chiamiamola Amica”, per dirla sempre alla Margherita.
Anche Eddy e Nicola lo avevano molto colpito e Prisca, seppur arrivata tardi, aveva guadagnato la sua simpatia.

 - Una cosa che cambieresti? Una persona che non avresti voluto conoscere, all’interno del gruppo?

Antropologo all’inizio si era molto legato a Giuseppe, ma si sono allontanati. Non credo che non averlo voluto conoscere sarebbe la formula giusta, ma in certi momenti Giuseppe ha rischiato di finire in una teca. Ecco, l’ho detto. E forse questo è uno scenario peggiore...

 - Adesso spiegaci cosa hai provato nel conoscere la vera identità dei tuoi compagni di gioco.

Ero emozionata come una bambina! Non vedevo l’ora di vedere che volti avessero, come fosse la loro vita fuori dalle scatole di vetro in cui eravamo chiusi per nostra scelta. E, ammetto, ho avuto una fifa tremenda di svelare la mia vera identità: avevo paura di deludere alcune persone ma, per fortuna, si sono fatte una bella risata.

 - Finito Il Gioco e le pubblicazioni che ne derivano, cosa pensi che succederà al tuo personaggio?

Mi sono chiesta spesso se tra lui e Margherita le cose potrebbero funzionare. Penso che faranno fuori qualcuno, proveranno a crescere insieme il piccolo Adamo e poi… Non pongo limiti alla loro storia.
Sicuramente Antropologo tornerà ai suoi esperimenti, per la gioia di Margherita e la delusione di Vanessa!

 - Al di là de Il Gioco progetti di scrittura?

Vorrei scrivere una raccolta di racconti di fantascienza post-apocalittica ambientati nel mondo della cenere che avete avuto modo di leggere nel contest di dicembre “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”. Il racconto aveva avuto un discreto successo anche grazie all’editing di Renzo Semprini e ho sofferto così tanto nello scriverlo, camminando davvero in quel mondo di polvere e cenere, che tornerò sicuramente a farlo. In questo caso penso che sia la strada giusta da percorrere.
Uscirà, inoltre, una mia raccolta di drabble e, con ogni probabilità, una piccola pubblicazione dedicata ai disturbi alimentari, di cui io stessa ho sofferto.
Continuerò a dedicarmi anche alla didattica, con un corso dedicato alla scrittura emozionale in partenza a metà febbraio proprio per Jona Editore.

 - Un ultimo aggettivo, solo uno, per definire i tuoi quattro mesi ne Il Gioco.

Intimi.