Intervista a Serena Barsottelli [Nella teca]

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Angela Colapinto, redattrice de Il gioco 2.0, intervista Serena Barsottelli (anch'essa redatrice)  in occasione dell'uscita del suo romanzo: Nella teca.

Angela Colapinto: Ciao a tutti, oggi abbiamo con noi come ospite Serena Barsottelli, la scrittrice che ha dato vita al personaggio di Andrea Gori detto anche l'Antropologo; è emozionante per me essere dall'altra parte, perché oggi per la prima volta sono da sola e la mia compare è di là e risponderà alle mie domande.
Serena Barsottelli: È emozionante anche stare di qua, mi dicevo sono tranquillissima e invece oggi proprio ho un’ansia che è veramente a livelli epocali!
Angela Colapinto: Vogliamo addentrarci un po' in quello che è stato il percorso all'interno de Il Gioco, prima di passare a una fase più profonda ed elaborata di questo personaggio che ci ha incuriosito parecchio, un po' per la sua storia, un po' per tutto quello che ha portato avanti. Iniziamo con una domanda su di te, Serena, chi sei realmente?

Serena Barsottelli: Incominciamo già con una domanda semplice, più che altro. Allora, Serena è una donna dovrebbe dire, ma le verrebbe da dire ragazza, di trentadue anni e mezzo, toscanaccia, con una grande passione per la filosofia, la scrittura e il teatro, e nella vita sogna di conciliare questi tre aspetti; diciamo che è questo Serena, e nel frattempo cerca di vivere e di mantenersi come una persona più o meno normale, anche se non sempre riesce a essere così normale, come avrete intuito.

Angela Colapinto: Per te che cosa è stato partecipare a Il Gioco e che cosa è cambiato, se è cambiato qualcosa in te, dopo questa partecipazione?

Serena Barsottelli: Partecipare a Il Gioco è stato un viaggio, un viaggio alla scoperta di lati di sé stessi - cioè di me stessa -, anche lati un po’ in ombra, lati che prima magari non accettavo; è stato un bel vortice emotivo, direi, perché come ho già detto altre volte, quello che succedeva ne Il Gioco in realtà influenzava un po’ il mio umore. A volte è un po’ difficile capire i confini quando si mette tanto comunque di sé, quando si impiega tanto tempo in una cosa, quando si crede in un progetto. Quello che ha cambiato: a livello tecnico mi ha dato sicuramente un po’ di coerenza. Io prima ero più uno spirito ribelle, libero, scrivo quando me la sento, scrivo quando sono ispirata, ora no, se devo arrivare a scrivere una cosa per me è una sorta di lavoro a cui tutti i giorni dedico un tot di tempo. Mi ha dato sicuramente costanza a partire, appunto, dall’invio dei diari che dovevamo fare ogni tot di giorni. Per quanto riguarda invece Serena, paradossalmente, portando alla luce le ombre, le ombre fanno meno paura, per cui Serena è una persona un po’ più serena, per non fare giochi di parole.

Angela Colapinto: Questa cosa che hai detto è assolutamente vera, possiamo dire che le ombre portate in luce perdono un po' la connotazione di ombre, però da queste ombre è nato anche il tuo personaggio, quindi spiegaci tu veramente com’è nato Andrea.

Serena Barsottelli: Andrea Gori, l’Antropologo, è un personaggio che avevo in testa da anni, ho sempre detto che avrei voluto scrivere di questo personaggio disposto a tutto per trovare delle risposte alle grandi domande, ma dicevo anche che quando l’avrei scritto sarei dovuta andare in ritiro per tre mesi e non avere alcun tipo di relazione con il mondo per non trasformarmi in una completa psicopatica; sentivo che questo personaggio nasceva dal profondo di me stessa. Quando ho visto che nel bando per Il Gioco suggerivano di candidare un personaggio che rappresentasse una nostra parte inespressa, ho detto: beh, ecco, è l’occasione, è l’occasione giusta per Andrea. Per cui ho inviato la presentazione pensando non me lo prenderanno mai, è troppo svalvolato, e invece...sono riuscita a non fare stragi. La mia vita di tutti i giorni aveva sì cambi un po’ di umore, però sono riuscita a restare una persona sostanzialmente equilibrata, pur riuscendo a dare voce un po’ a un mostro, ma di questo parleremo dopo, forse.

Angela Colapinto: Sicuramente Andrea lo riprenderemo più volte nel corso di questa intervista; e se dovessi dire quanto di Serena c'è in Andrea?

Serena Barsottelli: C’è tanto. La prima cosa che mi salta agli occhi è questa voglia di capire il mondo, questa voglia di risposte. Diciamo che Andrea, per cercare di rispondere a questa domanda, non si pone problemi di alcun tipo, problemi morali e quant’altro. Io invece sono una persona estremamente rigida alle volte, per cui sono diametralmente all’opposto, però capisco questo suo impeto, questo suo impulso alla conoscenza. Possiamo dire anche che Andrea ha un po’ un guscio macabro; io a sei anni guardavo Dracula, una delle mie prime letture è stato Dracula, anche se non parlo di vampiri, in questo libro non ci sono personaggi fantastici. Sicuramente anche il gusto macabro è di tutti e due.

Angela Colapinto: Entriamo un po' di più proprio ne Il Gioco; Andrea ne Il Gioco ha fatto tanto, ha interagito con diversi personaggi, sono successe tante cose nei mesi all'interno de Il Gioco. C'è stato un evento, e se sì quale, oppure se ce n'è stato più di uno, qual è stato il più importante, all'interno di questo percorso?

Serena Barsottelli: L’evento più importante è stato l'incontro con Margherita, quindi con il tuo alter ego, Angela! Il loro incontro a Firenze segna una svolta, un’ulteriore svolta nella vita di Andrea: un Andrea innamorato, un Andrea umano appunto, e considerando com’è lui non è stato neanche tanto semplice da accettare, forse.

Angela Colapinto: No, in effetti è stata una relazione abbastanza sofferta fino a che poi non ha avuto il suo esito positivo.

Serena Barsottelli: Diciamo che Margherita voleva fare fuori anche Vanessa Vallini, che continuava a porsi come amica ma che un pochino ci provava con Antropologo; insomma, capisci che dall’altra parte non c'era una persona propriamente pacifica e Andrea si sentiva un tantino minacciato alle volte.

Angela Colapinto: E non aveva tutti i torti, posso ammetterlo, una piccola anticipazione su Margherita, questa. Insomma, in Andrea hai messo tanto parlando di parti inespresse, è un personaggio molto ricco, ha molte sfaccettature. Se tu dovessi creare oggi un personaggio con altre caratteristiche inespresse, come lo chiameresti, come sarebbe questo personaggio?

Serena Barsottelli: In realtà un po’ c’è già, perché arriverà un altro personaggio; per cui diciamone un altro ancora. Vorrei un personaggio che gioca con il dolore delle persone e lo fa in maniera psicologica, sottile, un personaggio che finge di aiutare ma non aiuta, non aiuta proprio per niente, un vampiro psichico. Vedi che torna il vampiro, torna tutto! Non so, questa volta lo farei donna, basta fare uomini, è un periodo che in tutto quello che scrivo sono uomini a parlare, questa volta vorrei far parlare una donna.

Angela Colapinto: Anche se però devo ammettere che a far parlare un uomo sei brava, questo è innegabile.

Serena Barsottelli: Devo farmi un paio di domande, forse. Devo vedere se reggo la prova a far parlare una donna, se non la reggo mi dovrò fare qualche domanda. Scherzo.

Angela Colapinto: Comunque oggi possiamo dirlo perché è uscito il libro in formato elettronico; tu sei stata la prima ad aver scritto il romanzo sul tuo personaggio. Il 14 aprile è uscito in formato elettronico, il cartaceo verrà presentato al salone del libro di Torino che si terrà dal 10 al 14 maggio, per cui diciamo che la tua esperienza insieme ad Andrea è stata sicuramente più profonda in quest'ultimo periodo, perché l'hai dovuto scrivere, l'hai dovuto finire, e quindi hai un po' completato una parte che era iniziata durante Il Gioco, ma che in realtà non era finita. Anche se il romanzo non tratta propriamente de Il Gioco ma di quello che è stato Andrea prima de Il Gioco. Quindi, senza svelare nulla sulla trama, senza dare anticipazioni o fare spoiler, parlaci di questa esperienza di scrittura: che cosa sono state per te queste settimane, questi mesi in cui ti sei dedicata al tuo lavoro?

Serena Barsottelli: Sono state settimane di gioia e di dolore, senza retorica, davvero. Devo essere sincera: prima di incominciare a buttare giù su carta ho studiato, ho pensato, ho studiato la trama, ho studiato la struttura. Credo di essere stata l’ultima, all’interno del gruppo dei vecchi concorrenti, che ha cominciato a scrivere la storia concretamente, proprio perché prima ho dedicato molto tempo alla parte organizzativa; poi è venuta da sola, nel momento in cui avevo programmato più o meno tutto, il cervello si è tranquillizzato, non ho avuto attacchi di cefalea troppo importanti perché avevo preparato già tutto a monte. A volte l’organizzazione è il miglior farmaco analgesico che esista in circolazione, e così è nato il romanzo. Nell’ultimo periodo ci ho lavorato veramente parecchio, ed è stato come vedere il mondo con altri occhi, non occhi diversi dai miei, perché non posso dire che fossero del tutto tutto diversi, con occhi che di solito non uso, diciamo così. In certi momenti ho sofferto con Andrea, in altri avrei avuto voglia di abbracciarlo, pensate, uno potrebbe dire che cosa patetica e invece no, lo comprendevo in maniera profonda in quei momenti e sentivo che lui mi avrebbe potuto capire. In altri mi sono divertita, perché anche tutta la parte in cui si struttura una storia, in cui si gioca a creare quello che c’è intorno è parecchio divertente. Per cui settimane di lacrime, sangue e sudore ma poca emicrania, che va benissimo.

Angela Colapinto: Prima tu hai detto che questo Andrea l'avevi in mente da tanto tempo, non il nome di Andrea ma la figura, il personaggio di Antropologo. È una cosa che era in te da tanto e avevi immaginato di rinchiuderti per tre mesi a scrivere questo romanzo in assoluta solitudine. In realtà poi così non è stato; che differenze hai percepito, che cosa potresti dire oggi rispetto a quello che ti aspettavi quando immaginavi di fare questa cosa?

Serena Barsottelli: Che per raccontare delle ombre non necessariamente bisogna diventare totalmente ombra nella propria vita, cioè, per esprimere di una persona sopra le righe, psicopatica, chiamiamola come vogliamo, non bisogna per forza essere internati da qualche parte ma basta avere una conoscenza e anche un’accettazione di alcune parti di noi stessi, imparare a farci i conti, poi da lì, liberarle.

Angela Colapinto: E questo che ti ha permesso di avere una vita sociale normalissima.

Serena Barsottelli: Sì, quanto meno di essere qui senza essere in prigione in questo momento. Ecco, di non avere paura di andare a fare la spesa e di tante altre cose, come di organizzare un matrimonio, insomma.

Angela Colapinto: E non è un dato da sottovalutare a opera compiuta, teniamolo presente.

Serena Barsottelli: Quando lo leggerete ricordatevelo che ho avuto una vita normale, nel frattempo.

Angela Colapinto: Ritorniamo un attimo ad Andrea. Abbiamo parlato di ombre sicuramente, anche se Andrea non è solo ombra, Andrea ha una complessità dentro: riesce a essere amorale, riesce a essere sadico per certi versi, e poi riesce a essere estremamente indifeso e tenero per altri, è un personaggio che sa sorprenderci. Sicuramente è anche uno scienziato, se possiamo definirlo così, o comunque uno studioso perché indaga, indaga e ricerca questa verità, e compie effettivamente degli studi. Usa un oggetto per compiere i suoi studi, che sono le teche: che significato hanno queste teche?

Serena Barsottelli: Sì, infatti questo oggetto viene ripreso anche nel titolo del romanzo, che si chiama appunto “Nella teca”. Questo l’ha insegnato anche Il Gioco a me, Serena mentre Andrea ci arriva prima mentre lo scrive, perché Andrea lo sa, lo sente; sostiene che in realtà viviamo tutti dentro una teca, siamo tutti sotto la lente di ingrandimento di qualcun altro, solo che c’è chi ne è consapevole e chi non ne è consapevole. Non solo di essere osservato ma di essere, appunto, in una prigione dalle pareti di vetro. Parliamo di soggetti che possono venire studiati, che possono essere più o meno consapevoli di essere in una teca, ma il fatto che Andrea non veda dei vetri intorno a lui, non significa che anche lui non sia chiuso all’interno di qualcosa di più grande. Quindi anche Andrea, in qualche modo, non si sente poi così distante da quello che sta studiando, chiuso dentro a una gabbia di vetro.

Angela Colapinto: È un po’ questo binomio – interno/esterno, dentro la teca/fuori dalla teca - che ci mostra in qualche modo anche la sua ricerca della verità?

Serena Barsottelli: Sì, ci mostra questo e poi vorrebbe anche mostrare un altro aspetto: Andrea può essere visto come un mostro, come un verme, ma in alcune parti della storia forse alcuni lettori si chiederanno se questo mostro, o un mostro di altro tipo ma pur sempre un mostro, viva anche dentro di loro.

Angela Colapinto: È una riflessione molto interessante, credo che arriverà a far porre molte domande. La parte oscura che si cela in ognuno è innegabile, quindi riuscire a guardarla non è semplice e spesso costa caro.

Serena Barsottelli: Sicuramente spesso fa paura, però credo che non farci i conti non sia una soluzione e sia addirittura peggiore, perché le ombre tendono a uscire in altra maniera. Tanto vale allora guardarle e affrontarle, prendendo atto che ci sono.

Angela Colapinto: Assolutamente. Abbiamo parlato di ombre; senza essere troppo banali, ma mettendo in contrapposizione la luce, se dovessi dire un elemento luminoso nel percorso di Andrea (che può essere una situazione o una persona), perché io so che c’è un incontro che Andrea fa e per me è stato significativo, senza svelare chi è colui che lui incontra, parlacene. Dicci qualcosa di questa parte importante.

Serena Barsottelli: Chi mi conosce sa che sono una chiacchierona, non avete idea della fatica che sto facendo a non rivelare troppo! Sì, ti dirò solo il minimo indispensabile: Andrea è incredibilmente affascinato dalla luce e non solo dalla morte. Questa luce la troverà anche visivamente all’interno del romanzo con questo incontro e darà vita a un nuovo Andrea. Ricordiamo è un Andrea precedente a Il Gioco, per cui non sto parlando di incontri avvenuti all’interno de Il Gioco, ma appunto di un altro personaggio. Per tornare alla domanda sulla parte inespressa da far vivere in un nuovo possibile personaggio, posso dirti che se in Andrea c’è la mia parte di ombra, in quest’altro personaggio, di cui non dirò assolutamente nient’altro, c’è la mia parte inespressa di luce.

Angela Colapinto: Quindi diciamo che hai un po’ completato quella che è l’espressione di te stessa in queste due parti. Poi penso che ci siano tanti altri lati da esplorare e che puoi offrire agli altri, però, insomma, in “Nella teca” abbiamo un quadro abbastanza completo.

Adesso che hai finito il tuo romanzo – che, ricordiamo agli ascoltatori, si intitola “Nella teca”, di Serena Barsottelli, pubblicato da Jona Editore – come ti senti ad averlo, come dire, lasciato andare?

Serena Barsottelli: Quando mi mancava la stesura delle ultime cartelle ero depressissima, mi dicevo che non ce l’avrei fatta a staccarmi da Andrea. Poi qualcuno mi ha fatto notare che non era un addio, ma un arrivederci, perché Andrea tornerà nel romanzo corale che racchiuderà tutta l’esperienza de Il Gioco 1.0 e che scriveremo proprio noi due, io e Angela Colapinto. Già per questo dovrebbe essere solo un arrivederci! Per di più in questo periodo per ingannare un po’ l’attesa ho ripreso in mano un vecchio progetto di storie post-apocalittiche ambientate nel mondo della cenere. Uno di questi racconti lo conoscete già, perché aveva vinto il contest “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore” di Jona Editore ed era firmato appunto con lo pseudonimo Andrea Gori. Quindi oltre al romanzo corale, sto riprendendo in mano questa piccola serie di racconti. Non riesco a staccarmene, ormai! Ora che l’ho conosciuto e riconosciuto, siamo una cosa sola.

Angela Colapinto: Sicuramente il distacco è un processo difficile da fare in fretta, non credo che sarà una cosa così breve!

Serena Barsottelli: Credo che cammineremo insieme… se farà il bravo, altrimenti lo metterò in una teca! Vedremo come si comporta.

Angela Colapinto: Il Gioco è stato veramente un’esperienza splendida, lo posso dire anche io perché avendo partecipato mi sento di unirmi a tutto quello che hai detto fino a ora, oltre al romanzo anche proprio all’esperienza de Il Gioco. Sta partendo Il Gioco 2.0. Se tu dovessi dire perché bisogna provare a partecipare, cosa diresti?

Serena Barsottelli: Per le redattrici conta come risposta?

Angela Colapinto: Grazie!

Serena Barsottelli: No, ok, a parte le redattrici che sono molto simpatiche e belle, e l’editore che tiene testa a tutte e due, Il Gioco è un’occasione di crescita a livello professionale, e con professionale mi riferisco al mondo della scrittura, e anche a livello personale. Non posso dire che sia come andare in terapia, perché l’ordine ci farebbe sicuramente causa, ma è uno strumento per entrare in contatto con le parti di noi stessi che generalmente non guardiamo, non accettiamo o facciamo finta che non esistano. E per fare un po’ pace proprio con queste parti. Il Gioco aiuta a vivere meglio.

Angela Colapinto: Sono d’accordo: una sensazione di serenità l’ho provata anche io nonostante non abbia ancora completato la prima parte del percorso, però Il Gioco, come ho già detto altre volte, questa tranquillità me l’ha data. Mi trovo assolutamente d’accordo su questa cosa.

Hai già detto che hai ripreso in mano i tuoi racconti sulla cenere. Stai lavorando anche ad altro o in questo momento ti stai concentrando principalmente su questo?

Serena Barsottelli: Al momento sto cercando di concentrarmi su questo perché mi sono accorta che non disperdere troppo le energie mi fa stare meglio anche a livello fisico risparmiandomi qualche emicrania! Per cui vado per gradi, diciamo così. Adesso mi dedico ad Andrea al 100% per quello che riguarda la scrittura, e poi c’è tutto il resto fuori, che non è poco.

Angela Colapinto: Bene, siamo arrivati alla conclusione di questa intervista emozionante sia per me che per te! Io saluto gli ascoltatori per prima, adesso fai un saluto tu, Serena, o come Serena o come Andrea, fai tu!

Serena Barsottelli: Quando camminate, andate piano perché anche se non li vedete i vetri della teca sono lì che vi circondano. Una cosa un po’ truce, ma mi piace così.

Ricordiamo che il romanzo di Serena Barsottelli, “Nella teca”, è uscito in versione elettronica il 14 aprile e che la versione cartacea sarà presentata al Salone del libro di Torino dal 10 al 14 maggio.

 

Nella teca
Autore: Serena Barsottelli
Titolo: Nella teca
Curatore: Alessandro Mazzi
Copertina: Gianni Caselli
Progetto grafico: Angela Colapinto
Collana: Il Gioco
Formato: EPUB
ISBN 978-88-85754-20-1