Ci sono storie che sembrano sogni. Ci sono sogni che diventano narrazioni. Per essere manifesto, storie e narrazioni, devono avere parole e immagini. In questo caso, con questo libro, parole e immagini si fondono perfettamente, facendoti capire, prima ancora di assaporare, cosa vuol dire incastro, precisione, movimento. Lo capisci e poi ti lasci andare e rivedi una forma letteraria all’interno di un disegno, e poi un disegno che prende parola.

Pintér e Rizzo non sono stati due autori, ma uno solo. Hanno dato visione narrata ai nostri possibili sogni. Sono stati Lombroso e poi Gogol, hanno giocato con Picasso per diventare De Quincey.

I personaggi immaginati e immaginifici trovano ragione d’essere nell’appartenenza. Benjamin, in una delle sue mille perle, disse “la forma è sostanza”. E così Pinter-Rizzo rielaborano questo spunto rendendolo corrente, perfetta sincronicità tra gravidanza e parto.

Questo è un libro da leggere con la consapevolezza che l’ultimo punto non terminerà il flusso creato dagli autori, ma che, al contrario, testimonierà solo l’ennesima trasformazione.

Settimana prossima intervista doppia agli autori.

Questo il link all'ebook.

Abbiamo parlato de “Il Gioco”, adesso vediamo i dettagli.
Ognuno di voi dovrà pensare un personaggio. Quello che noi consigliamo è di trovarlo in voi. Di cercare di esplorare una parte della vostra natura nascosta, non resa manifesta, e di darle vita. Di trovare, per questa parte, un vestito. Che sia uomo, donna, buono, cattivo, vecchio o giovane, sta a voi. A parer nostro l’errore potrebbe essere quello di enfatizzare quello che già vivete. Una vostra versione più grande/bella/ricca. Al contrario, sarebbe interessante se trovaste quella cosa che, in voi, non volete vedere, nascondete, mascherate. Non, quindi,  quello che volete essere, ma quello che siete malgrado voi.
Dovete scrivere la presentazione. Almeno una pagina (word – va bene sia .doc, sia .docs - Times New Roman, 12, interlinea 1,5) scritto in prima persona del personaggio e inviarla (unita ai vostri dati: nome, cognome, residenza)  a ilgioco@jonaeditore.it
Noi abbiamo aperto un gruppo (segreto) in Facebook e creato dieci account.
Ogni personaggio che passerà la selezione ne avrà uno e sarà iscritto al gruppo “Il gioco”.
Dovrà presentarsi nella home del gruppo, cosicché tutti possano iniziare a conoscersi.
Dovrà avere tre livelli di scrittura:
Pubblico: nella home del gruppo
Privato: messaggistica con gli altri personaggi
Diario: dovrà, quotidianamente, scrivere le sue impressioni (sempre in prima persona-personaggio) e mandarcele.

Il gioco durerà tre mesi.

Se il personaggio sarà poco presente e non interagirà con gli altri participanti: sarà eliminato.

Se sarà noioso, poco interessante, stereotipato: sarà eliminato

Se l’autore parlerà al di fuori del gruppo del suo personaggio: sarà eliminato.

Si partirà in dieci, altri subentreranno.

Alla fine dei tre mesi, i dieci rimasti saranno parte integrante del libro. Un redattore avrà, quotidianamente, ogni vostro scritto e darà vita al vostro romanzo. I dieci vincitori saranno i nostri scrittori. Avranno un contratto editoriale, una percentuale sulle vendite, nessun obbligo di acquisto copie o altro.

Per qualsiasi domanda, potete scrivere qui o mandare una mail a: ilgioco@jonaeditore.it
Alla stessa mail, entro il 10 settembre potete mandare la vostra candidatura.
Per seguire ulteriori sviluppi e approfondimenti, potete seguirci attraverso la pagina Facebook e quella Instagram.

 

N.B.

Qualora la redazione dovesse accettare la candidatura di un minore di anni diciotto sarà necessario che i genitori provvedano a sottoscrivere la liberatoria (scaricabile qui) per l’utilizzo delle immagini del minore stesso.
Nel caso che, inoltre, un minore di anni diciotto risultasse tra gli ultimi dieci rimasti  ai quali l’Editore offrirà contratto editoriale, sarà cura dello stesso Editore fornire tutta l’assistenza per l’ottenimento, da parte degli esercenti la potestà genitoriale nell’interesse del minore, dell’eventuale autorizzazione da parte del Giudice tutelare competente, per la stipula del contratto e per la riscossione delle somme dovute a titolo di corrispettivo percentuale sulle vendite.

Luke Rhinehart nel 1971 scrisse L’uomo dado.

Il protagonista, Luke, era uno psicanalista di successo, con moglie e figli. Il tipico esempio di borghesia americana. Quando, un giorno, decise di prendere un dado. Di pensare a un desiderio per ogni numero. Di tirarlo. Di seguire quel desiderio a qualsiasi costo.
La storia, ovviamente, continua con protagonista quel dado e quella vita che sempre più restano connessi, mentre a esserlo sempre meno, è tutto il resto del mondo che si era costruito Luke.

Molto si è detto su questo romanzo: che il dado è la vera coscienza. Che il dado è quello che vogliamo. Che il dado è D-o.

Molto più semplicemente si può dire che il dado può portare alla luce le nostre componenti nascoste. Tutto quello che siamo, ma non vogliamo essere, per ragioni sociali, per “leggi”, per cultura o semplicemente per “educazione, il dado fa emergere, dandogli vita.

Analogicamente pensiamo al sistema Stanislavskij. Recitare una parte andando a cercare quel personaggio dentro di noi. Interpretare un marito confuso, una moglie distratta, un assassino, un prete, un bravo ragazzo, andando a cercare quella figura dentro di noi.

Adesso, proviamo a riportare quanto descritto nella scrittura. Proviamo ad abbandonare il sistema “creativo” e a indossare quello “schizofrenico”. Proviamo a vedere la scrittura come la possibilità, attraverso la finzione, di essere quello che davvero siamo. Scindiamo, volontariamente, la nostra personalità e decidiamo quale componente deve emergere.

Non sarebbe bello?

E in questo caso, voi, chi vorreste essere per i prossimi tre mesi di vita?

Nelle prossime settimane le regole de Il gioco.

Che diventetà contest letterario, e poi casa e poi romanzo.

Jenny è pazza, titolo che arriva direttamente da una canzone di Vasco Rossi. Come sempre potete ispirarvi dal testo originale e prendere qualsiasi direzione troviate inerente.

Le regole, sempre le stesse:

I racconti (inediti) devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it

La lunghezza massima (e vivamente consigliata) è di quattromila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome-cognome e da "jenny-è-pazza".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Scadenza 31 luglio 2017.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito e a mettere un like alla pagina facebook. Sarà più semplice comunicare e potrete seguire ogni nostra iniziativa.

Cosa si vince?

I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it

 
Entro fine  dicembre 2017 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

Link a Prospettive, l'ebook della prima antologia.

Ciao Enrico, partiamo dalla domanda che tutti ti vorrebbero fare: lo sai che c’è un sito web col tuo nome esatto che recensisce dentifrici? Quanto incide sulla tua scrittura un buon dentifricio?

 Non sapevo di questa faccenda. Ma colgo lo spunto per ricordare che un tempo c’era un sito col mio nome esatto - forse al medesimo url dell’attuale “toothpaste digest” - che pubblicizzava massaggi thailandesi a quattro mani.
Tanto il fluoro quanto il giusto relax sono molto importanti nella vita, ma onestamente non li metterei ai primi posti fra i miei personali stimoli.
La mia vocazione verso la scrittura nasce esattamente come quella degli sportivi e dei musicisti in età giovane, esclusivamente per autoaffermarsi fra pari e impressionare le ragazzine. Poi ritengo che la faccenda mi sia sfuggita di mano, ma va bene lo stesso, in fondo è un mestiere onesto e dotato del suo fascino.

Parliamo  del tuo ultimo lavoro: Il sogno del drago. Narrativa, Letteratura di Viaggi, addirittura Guide Turistiche. Ovunque venga catalogato è tra i top seller. Possiamo definirlo romanzo? Di cosa parla? Chi è il drago?

 Dopo tre romanzi dedicati ad altrettanti viaggi a piedi (Nessuno lo saprà, 2005; Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro, 2007; Gli Psicoatleti, 2011) credevo di non avere più nulla da raccontare sull’argomento. In effetti, è stato così per un buon lustro; poi è successo che, nella buona stagione dell’anno scorso, mi sono messo in strada da Torino per raggiungere a piedi Santiago di Compostela - e da lì Finisterre - traversando il Piemonte occidentale, mezza Francia e tutta la Spagna del Nord.
E, nel corso delle 12 settimane del viaggio, la narrazione - “romanzo”? Forse meglio "diario romanzato"? - si è autoimposta, così come la battaglia interiore col drago, unghiuta e fumigante metafora delle nostre insicurezze e paure.
Se proprio non sei una persona senza cuore, impossibile restare indifferenti al moto collettivo della assortita repubblica di camminatori in viaggio verso la tomba - presunta, ma che importa? - dell’apostolo Giacomo, “il figlio del tuono” giunto a predicare la Buona novella ai limiti del mondo conosciuto.

 

Camminare è la tua passione. Legato al viaggio hai scritto anche Il pellegrino dalla braccia d’inchiostro. Queste lunghe attraversate, il tempo speso a meditare, ti spingono a impegnare il cervello nell’elaborazione di nuove storie, oppure sono fonte di ispirazione perché durante i tuoi viaggi te ne succedono davvero di ogni tipo?

 In realtà dovrei rispondere affermativamente a entrambe le domande, ché scrittura e cammino si nutrono a vicenda.
Quel che posso dirti è che nella mia visione profondamente stagionale dell’esistenza, la partenza per un viaggio a piedi impegnativo deve necessariamente seguire la consegna di un testo complesso all’editore; parti a primavera, felice di lasciarti alle spalle il periodare e l’editing, le bozze e le telefonate con l’ufficio stampa, per rifugiarti nel mondo meravigliosamente analfabeta in cui ci si muove un passo alla volta, ogni sera si dorme sotto un tetto diverso, si mangiano alimenti discutibili - talora difficili da decifrare - e la narrazione è quasi esclusivamente orale.
Procedendo pian piano, una tappa dopo l’altra, si ricostruisce la propria consapevolezza, e ci si innamora daccapo delle parole scritte.