Breton, ne il manifesto del surrealismo del 1924 delineò due gruppi, quelli che la pensavano come lui e quelli che non la pensavano come lui. Quelli che la pensavano come lui era dentro il movimento surrealista, quelli che non la pensavano come lui erano fuori. Ora, questo agli occhi di molti storici è risultato un atto dittatoriale, soprattutto se messo a confronto con l’anarchia che regnava tra i dadaisti. Ma, a prescindere dalla giustezza del metodo, se non si è venditori di prodotti in un negozio che per campare offre dalle sigarette al dentifricio, una corrente di pensiero deve avere un fine comune a tutti quelli che dichiarano di esserne parte.
Jona Editore, nasce da un pensiero paradossale. Vedere le cose in un’altra prospettiva e chiamare a raccolta chi vede le cose in un’altra prospettiva. Quindi non conta troppo un pensiero intelligente, se già sentito mille volte, conta un pensiero mai sentito, mai letto, mai scritto. Perché in ogni caso, un pensiero non letto, non sentito e non scritto è, semplicemente, un qualcosa che noi avevamo da qualche parte e che non sapevamo trovare. Questo, per noi, è un romanzo. Un qualcosa che da qualche parte avevamo, ma che non sapevamo trovare.
Grumo di polvere è il libro d’esordio di Mara Genotti Brat. Le avventure di un gatto in cerca di casa. Fin qui, roba già sentita, diciamolo. Però è scritto in prima persona. Anche qui, roba vecchia. Ma dalla prospettiva del gatto. L’io narrante è Grumo di polvere. E, questo gatto, che ci commuove, che viene abbandonato, che lotta, che si dispera, che odia e ama, è la prospettiva di Mara Genotti Brat. E, a leggerlo bene, questo libro, verrebbe da pensare: ah, sì, è qualcosa che avevo, ma che non sapevo come andare a trovarlo.
E allora, per tornare a Breton (e alla suo scrittura meccanica), Grumo è l’idea paradossale della nostra casa editrice. Ed è bello, brutto, antipatico, a volte goffamente spietato, e infinitamente vivo. Mara ha dato forma a un pensiero con la forma di un gatto. E questo gatto è, semplicemente, una parte di noi non ancora vista. Bella, brutta, da capire.
Al link la possibilità di acquistarlo.



Il 5 giugno uscirà Felice come un bambino,  il nuovo romanzo di Calogero Rizzo (con prefazione e copertina di Antonio Pintér). Conosciamolo meglio.


Calogero Rizzo: avvocato perché?

Inizialmente, per una sorta svogliatezza, indolenza dello spirito, posto al suo primo bivio esistenziale. E poi perché amo correggere le mie deficienze con scelte contorte: essendo un carattere niente affatto pratico, pensai che l’incontro tra tecnica e prassi, teoresi e pellegrinaggi presso le cancellerie, avrebbe potuto correggere questa sorta d’attitudine all’astrazione che sempre m’ha attanagliato, provocandomi non poco disagio. Allo stesso modo, scelsi di diventare arbitro di calcio: per colmare, a forza, una volontà che sentivo latitare. Ma rimanendo alla professione, devo riconoscere, che poi fu amore e amore vero, sebbene totalizzante, ammorbante. Il cliente, il tuo primo nemico, t’invischia nella sua esistenza, ti toglie il sonno e i pensieri; occorre cambiare pelle molte volte in una giornata e, facendolo, non impazzire.

Fotografia della vita che stai vivendo in questo periodo.
Senza clienti, appunto. Rilassato e felice. Attorniato dalla mia famiglia: da mia moglie, a cui devo tutta la mia dedizione, per avere anche l’ultimo felice giorno insieme; dai miei figli, ai quali devo tutto il mio tempo, per aiutarli a compiere il loro percorso educativo. Una vita, finalmente, solare, nella sua fatica quotidiana, alla quale nulla può sottrarci, né sarebbe giusto, in fondo.

Come mai, quindi, vivi all’estero?

Per avere una seconda vita, ché la prima poco m’ha persuaso.
La professione, dopo quasi un ventennio, m’atterrò, letteralmente: la sera del sei giugno 2015 mi ritrovai sul pavimento del salotto di casa, poco dopo all’ospedale: crollo del sistema centrale nervoso, mi spiegò, infine, un medico. Dopo mesi di inutili diagnosi, tra vertigini, scosse elettriche e patimenti vari, volli andare in Inghilterra, dove viveva mio fratello: due giorni senza telefono, né pensieri, m’avevano restituito vent’anni di vita, ricreandomi di nuovo trentenne e felice. In un mese, fummo tutti in Inghilterra, mia moglie a lavorare, i ragazzi nella nuova scuola e io che chiedevo la sospensione volontaria dall’esercizio della professione, per tentare di abilitarmi qui; poco convinto, a dire il vero, poi arrivò la Brexit a sciogliere quest’ultimo mio scrupolo. Insomma, l’anno sabbatico divenne biennio, in cosa si trasformerà non ho la più pallida idea, mi piace questo vivere all’impronta.


Da oggi è possibile prenotare, con un bello sconto,  il libro del Santone dello Svapo. Libro che sarà disponibile a partire dal 10 giugno, qui sul sito e in quasi tutti gli store online.
Siamo molto orgogliosi, Matteo (Il santone) è senza ombra di dubbio il primo recensore di sigarette elettroniche d'Italia e uno dei più importanti e seguiti del mondo.
Grazie a lui migliaia di persone hanno smesso di fumare e hanno conosciuto un nuovo mondo, fatto di salute e di passione.
In questo primo ebook impareremo a conoscere il personaggio e la persona, inizieremo a capire i sistemi di svapo e a come smettere di fumare; Matteo ci dirà come ha iniziato, che sistemi c'erano anni fa e come si sono evoluti. Tra qualche mese, in un altro ebook, vedremo sistemi più complessi e tanto altro ancora. Concluderemo a fine anno con un volume cartaceo che conterrà il tutto e altre gradite, sorprese.
Renzo Semprini Cesari, che tutti noi conosciamo per Zeppole e Nuvole, ha curato il libro. Libro che inizierà con una lunga intervista a Matteo, di cui mettiamo qui una piccola parte e, a finire, il link per il preorder.

Oggi, primo maggio 2017, inizia la seconda parte dei contest Jona Editore.
La prima ha avuto termine dando vita a prospettive: dodici temi, venti autori, quaranta racconti pubblicati.
Anche questa antologia sarà curata da Renzo Semprini Cesari.

Al termine, a dicembre, pubblicheremo un altro ebook e un libro cartaceo con una selezione dei racconti delle due.

Le regole sono le stesse, cambiano solo il numero di parole massime che i partecipanti possono utilizzare, passando da duemila a quattromila.

Il primo:

Titolo: Mad World

Scadenza: 30 maggio 2017

Parole massime: 4000

Mail per inviare il racconto (inedito e in qualsiasi formato office o open office) e per chiedere eventuali informazioni: contest@jonaeditore.it

Il tema, prendendo spunto dal titolo della celebre canzone, è aperto. Potete interpretarlo come meglio credete.

Il file che inviate deve avere come titolo: nomecognomemadworld: dove, ovviamente, per nome e cognome dovrete scrivere il vostro (in caso contrario sarà cestinato).

I due o più  vincitori (se i racconti inviati  saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it

A dicembre 2017 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in digitale.

Oltre al racconto inviate autorizzazione a pubblicarlo, nome e cognome ed eventuale vostro sito.

Splat.

Morto per il freddo e riverso a terra, viene travolto dalla mia zampina e tramutato in frittella. Che delusione scoprire che queste belle faville svolazzanti altro non sono che miseri insettini.

Splat.

Eccone un altro. Fino a poche sere fa la notte brillava, grazie alle lucciole che danzavano tra i fili d’erba e rendevano fatato e un po’ surreale il margine della superstrada. Ora, invece, soltanto i fari delle auto e dei grandi camion che sfrecciano sull’asfalto, o che si fermano nello spiazzo per riposare, inondano le ore notturne, rendendole meno nere.

Splat.

Sono tutti morti. Che amarezza scoprire che si tratta solo di bestioline! Qualche giorno fa, quando la mia amica Lucciola mi ha indicato gli scintillii lampeggianti, ho pensato di non essere il solo a vedere le luci colorate che danzano nell’aria! Ho pensato persino di non essere il solo a vedere il velo di colore che circonda le persone! Mi sento uno sciocco, ho così tanto bisogno di ottenere risposte sull’origine dei bagliori variopinti da non riuscire a filtrare neppure la realtà, separandola dalle mie speranze: è evidente che nessun altro può vedere questi colori.

Splat.

Schiaccio l’ultima lucciola morta a causa del freddo e poi me la mangio. Dopo giorni passati in questa valle di cemento a bordo della superstrada la fame si è fatta più crudele: sebbene qualche camionista di passaggio lasci casualmente cadere qualche avanzo di cibo, non ho avuto molte occasioni di fare un vero pasto, così anche i cadaveri di questi insettini mi sembrano briciole di pandoro succulente.