La vincitrice del contest "memorie dal sottosuolo" è Claudia Farini, con Ostriche.
Ottimi anche i racconti di Diana Salviati, Ivo Ragazzini e Vito Santore.

Ecco il testo della vincitrice:

L’ostrica

Un tanfo di putredine dovrebbe riempire l’aria, ma da me sarebbe giusto che venisse, non dal terreno che abbraccia i morti.

Afferro questo primo pensiero compiuto, lo valuto con distacco, come osservassi i dettagli di un bel bracciale o i ricami di una sciarpa costosa. Me lo ha portato mia suocera, Alma, insieme al rumore grave dei suoi tacchi mentre mi si avvicina.

Ha telefonato presto questa mattina, chiamandomi al dovere di apparire in questa amara ricorrenza.

Al mio arrivo già un gruppetto di cinque o sei persone armeggia con i vasi e i fiori intorno alla tomba di famiglia ma è lei l’unica persona che c’è veramente. Spaventosa, in un dolore che non ha avuto pietà di nessun millimetro della sua superficie. Se piangesse o gridasse o pendesse ingobbita al braccio di qualcuno si potrebbe anche prevedere, tanto per parlare, il talento del tempo nell’aprirsi un varco. Ma così no. Quello che la copre ha avuto il tempo di mescolarsi col sangue e comunica con l’esterno passando dai muscoli e dalla pelle.

Per fondare una casa editrice, se lo scopo non è solo vendere libri e non è certo arricchirsi, ci vuole un motivo valido.  E, a caratterizzare il motivo, ci vuole una idea. La nostra idea di casa editrice è “un posto per dare una prospettiva”. L’arte può essere vista in tantissimi modi, e per ogni modo nascono mille concretizzazioni. Per noi è molto semplice il significato: “prendere delle sensazioni nascoste e dar loro una via”. Non importa se sia attraverso un romanzo, un racconto o una conversazione sull’amore. Deve essere necessariamente un nuovo modo di vedere. Non di certo una cosa nuova, ma, almeno, una nuova prospettiva su di essa.


Scrivendo, fotografando o dipingendo, si hanno due possibilità:  essere oggetto della funzione che stai svolgendo o essere funzione dell’oggetto che stai creando. Nel primo caso si prende a prestito la scrittura per esporre se stessi. Nel secondo si diventa un tramite per quello che si vuole esprimere. Negli ultimi decenni, soprattutto in Italia, la prima possibilità ha issato bandiera ed è diventata vanto e firma di mille libri. Alcuni molto belli, ma tutti sempre rappresentativi di scrittura egolatrica. Io, io, io. Noi, invece, vogliamo essere servi della scrittura, non padroni. Vogliamo essere tramite e non fine. Per questo la nostra casa editrice, Jona Editore, non avrà un unico filone. Non ci sarà solo narrativa italiana, non ci saranno solo romanzi, non sposeremo mai solo un modo di fare. Quello che faremo sarà accogliere nuove prospettive. Che vengano attraverso scrittura o fumetto o film, poco importa.

Quindi, ci saranno contest di racconti, ci saranno pubblicazioni di romanzi, corsi di scrittura, ci saranno storie di persone che la storia non ha avuto tempo o modo di guardare, ci saranno strisce di fumetti, parleremo di romanzi, di film e di autori, senza nessuna esclusione di campo.
Perché talvolta un nuovo modo di vedere le cose nasce da un rituale per fare il tè, altre volte da una terzina dantesca e, altre volte ancora, da una foto che credevi aver dimenticato.
Jona Editore -  altro punto -  senza dare giudizi morali su chi lo fa, non chiederà mai un soldo ai propri autori e non imporrà mai, con nessun contratto, l’acquisto di libri. Con noi chi pubblicherà guadagnerà. Forse poco, forse no, ma mai sarà chiesto alcun tipo di contributo. Preferiamo selezionare un libro su mille e poi dare il massimo affinché venga letto al  pubblicare tutti e diffondere mediocrità a costo zero.
Il duemilasedici sarà caratterizzato dalla raccolta, attraverso proposte, concorsi, romanzi che ci invierete. Dal  duemiladiciassette (o poco prima) la raccolta diventerà carta pubblicata, romanzo, racconto, da trovare in libreria.
Il resto, per fortuna e per volere, è in divenire. Nuove iniziative nasceranno, altre idee saranno bene accette. Ma tutte e sempre, saranno e vorranno essere una nuova prospettiva.
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