Da oggi è possibile iscriversi ai nostri corsi.

Questi i link (che trovate anche nel menu in alto e in quello a sinistra):

Descrizione dei corsi
Racconto
Punteggiatura
Struttura
Scrittura schizofrenica

Ma, visto di cosa trattano e capita la linea di pensiero che li unisce, come funzionano?

Dopo che effettuerete l’iscrizione, facendo il log-in, sulla destra della home page vedrete il vostro “menu utente”.

All’interno di esso troverete: “materiali”. In questa sezione ci sarà il link per partecipare alla lezione e, successivamente il video della lezione stessa e tutto il materiale che distribuiremo agli studenti.

Come partecipare alla lezione?

Il link vi porterà su youtube, in diretta streaming. A questo punto (se avete una webcam e se volete apparire) sarete “in classe” e potrete conoscere e interagire con il docente e partecipare alla lezione. Se non avete una webcam o semplicemente non amate mostravi, nessun problema, sarete in classe, vedrete tutto, gli altri potranno sentirvi. Se non volete neanche partecipare attivamente o doveste saltare una lezione, avete una alternativa: nella vostra area utente guarderete il video della lezione tutte le volte che vorrete.

In che orario saranno tenuti i corsi?

Al raggiungimento di almeno dieci iscritti si potrà iniziare.
Vi manderemo una mail per comunicarvi il giorno e l’orario della prima lezione. A seguire la cadenza sarà settimanale.
L’orario dovrà essere necessariamente comodo per tutti, lavoratori compresi, quindi l'inizio sarà tra le18 e le 20.
Ci sarà una lezione zero del corso, della durata di una mezz’ora, in cui vi presenterete e il docente vi spiegherà sia l’iter del corso, sia le procedure (qui descritte) per frequentare. In questo modo saremo tutti pronti per iniziare il percorso.

Per la sezione “racconto” gli studenti potranno partecipare, insieme al loro docente, alla scrittura di una antologia comprendente i loro racconti e avranno pubblicazione e contratto di editoria (ebook).

Per le altre specifiche vi rimandiamo ai link qui sopra pubblicati.
Per ulteriori informazioni potete scriverci a: corsi@jonaeditore.it o mandarci un messaggio nella nostra pagina facebook.

"Ti fa stare bene", titolo che arriva direttamente da una canzone di Capareza
Come sempre potete ispirarvi all'opera originaleoriginale e prendere qualsiasi direzione troviate inerente.

Le regole, sempre le stesse:

I racconti (inediti) devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it

La lunghezza massima (e vivamente consigliata) è di quattromila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office (doc, docs, odt).
Il titolo deve essere composto dal vostro nome-cognome e da "Ti fa stare bene".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Scadenza 30 novembre 2017.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito e a mettere un like alla pagina facebook. Sarà più semplice comunicare e potrete seguire ogni nostra iniziativa.
Cosa si vince?

I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it

 Entro fine  dicembre 2017 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

Link a Prospettive, l'ebook della prima antologia.

Le pipe tra lo Jonio e il Tirreno

Intervista ad Antonio Azzinnari

Il mondo della pipa italiano ha una storia nobile, importante. Una storia che in questi ultimi tempi sta vivendo una sua particolarissima renaissance. Una rinascita non certo epocale, legata ai marchi storici, ma come il Rinascimento che conosciamo dai libri di storia, che pone al suo centro l’uomo. In questi ultimi anni, si è potuta vedere una nuova generazione di artigiani affacciarsi e sfidare il monopolio dei grandi produttori di pipa, italiani e stranieri. Non è certo una novità del tutto inedita, ma che in quest’occasione sembra avere tutte le caratteristiche per rivendicare la propria irripetibile peculiarità.

Porre al centro l’uomo, si diceva; ecco, appunto, se c’è qualcosa di veramente affascinante in questa nuova ventata di freschezza, che passa attraverso la fatica del duro lavoro manuale, lo studio, il sudore, è appunto l’artigiano che ritroviamo in ogni pipa che egli realizza. È come se quel piccolo pezzo di radica lavorata voglia trasmettere l’uomo che c’è dietro, con tutte le sue insicurezze, le sue paure, le sue angosce, nello sforzo di superarle, nella tecnica, col compimento di qualcosa che, ogni volta, si fa unico irripetibile: quella singola pipa. E quella singola pipa pretende di parlare al suo destinatario, al fumatore, dirgli dell’artigiano, ma anche qualcosa intorno allo stesso fumatore.

Vale la pena gettare un’occhiata su questo mondo, all’apparenza così distante nel tempo, per apprendere una nuova misura dell’umano, attraverso la reinterpretazione che ne sanno dare questi uomini.

La prima storia che racconteremo è quella di Antonio Azzinnari, attraverso le sue stesse parole. Un uomo del profondo sud. Un uomo che, a dispetto dell’età, incarna quello che, nella nostra immaginazione, dovette essere un uomo del sud di vecchio stampo, con la sua generosità, capacità di darsi, l’antico e radicato senso morale.

 

A pochi giorni dall'uscita di Che lo svapo sia con voi (2) intervistiamo l'autore (Matteo Gallegati - Il santone dello svapo) ed il curatore, Renzo Semprini Cesari

 

-         Ci puoi descrivere, in poche parole, “Che lo svapo sia con voi (2)?

MG È semplicemente il riassunto di come riuscir a rigenerare qualsiasi cosa tenendo conto delle regole fondamentali della rigenerazione.

RSC Con questo volume, il Santone dello svapo ha completato il suo ampio percorso per introdurre al mondo dello svapo e mostrarne gli aspetti basilari. Parla principalmente di rigenerazione, e lo fa suggerendo dei principi di massima, per poi scendere nel dettaglio degli attrezzi, delle resistenze, dei fili e dei liquidi. È una sorta di vademecum per il neofita - al quale è rivolto il libro in prima battuta - con assiomi e anche qualche risposta alle domande più frequenti, ma allo stesso tempo è un promemoria per il vaper più esperto, perché parla anche di obbiettivi (sia personali, sia dello svapo in generale), di rispetto del lavoro dei modder e di qualità.

-          Che differenze ci sono rispetto al primo volume?

MG Questo è puramente tecnico, il primo volume mi raccontava molto di più.

RSC Nel primo volume si può vedere di più Matteo Gallegati, e lo svapo è quasi il pretesto per conoscere qualcosa della sua vita e del suo modo di pensare. Non è un’auto celebrazione, ma il mostrarsi da parte di un uomo che - volente o nolente, haters o lovers - è un personaggio con followers in ogni social, che parla di svapo in maniera euristica e che dello svapo ha seguito e fatto la storia. Dal punto di vista tecnico, il secondo volume è la chiusura del cerchio.

-         Completati i due volumi e in attesa del libro che li raggrupperà, in uscita a dicembre, pensi che adesso sia un saggio completo o ci sono altri argomenti da trattare?

MG Penso che siamo arrivati a buon punto e che possa essere molto utile per i neo vapers. Ovvio si puo sempre dire di più su questo argomento, ma volevo ottenere un libro che non fosse troppo complicato e adatto a tutti i tipi di utenti, nello svapo se si vuol scendere nel tecnico si potrebbero scrivere volumi interi. Magari con il tempo approfondiremo. Ma io in primo luogo sono uno youtuber quindi la fonte più grande di informazioni rimane sempre il mio canale.

RSC Penso che il saggio sia completo, senza dimenticare, come ho già detto, che è rivolto prima di tutto ai neofiti, a chi si sta affacciando, o si vuole affacciare, al mondo dello svapo. Questo non vuol dire che non sia interessante anche per i vaper più esperti, perché il libro nel suo insieme, oltre a far conoscere più da vicino Matteo Gallegati e il suo pensiero, è un ottimo strumento di confronto. È chiaro che a livello di saggio non scende nei dettagli più complessi, nelle sfumature da nerd, non affronta tutte le casistiche speciali, ma se non lo fa è anche perché l’idea di fondo del Santone dello svapo, e più volte lo ribadisce, è che per svapare bene, ma nella vita in genere, bisogna essere svegli, osservare, provare, sbagliare e provare ancora. Quindi non esisteranno mai manuali o saggi che diffondono la verità assoluta, perché la verità assoluta non esiste.

-          Com’è stato lavorare con RSC, MG?

MG Mi sono trovato molto bene, l’editoria ha tempi molto serrati ma devo dire che è stata un’ottima esperienza.

RSC Piacevole, facile, curioso, costruttivo. Mi ha fatto conoscere un mondo a me ignoto, e una persona vera.

-           Progetti lavorativi? Hai altre iniziative editoriali?

MG Per ora non ho altri progetti oltre al cartaceo, ma per il futuro non si sa mai, tempo permettendo ovviamente.

RSC Al momento sono impegnato nella promozione del mio primo romanzo, Zeppole e Nuvole, uscito in formato ebook da diversi mesi, e in formato cartaceo a fine settembre. Ci tengo molto, è una dedica a Napoli e alla commedia all’italiana. Per fine dell’anno, poi, forse Natale, c’è in cantiere una grossa sorpresa, il sequel di Pinocchio, con illustrazioni dell’amico pittore Gianni Caselli. Ovviamente parliamo di pubblicazioni Jona Editore.

-           Se dovessi individuare quello che ancora ti manca, nella tua attività creativa, solo una cosa, cosa diresti?

MG Beh devo specializzarmi tecnicamente in produzioni audio-video. Voglio imparare sempre più cose per dare contenuti sempre migliori.

RSC La gloria imperitura. Scherzo (non del tutto). Non c’è una sola cosa, non ci può essere, almeno per me. L’attività creativa non ha mai fine, per cui non riesco a pensare a una sola cosa che mi manchi, se non il vivere di questo mestiere.

-          Se, invece, dovessi individuare un traguardo, in tal senso, che hai raggiunto e di cui sei fiero, quale diresti?

MG Beh sono fiero dei miei 200 mila iscritti e di tutta la community che sto creando attorno a questo settore, e vi prometto che farò di tutto per migliorare sempre.

RSC Il matrimonio con Jona Editore.

-          La cosa più importante che intendi realizzare nel 2018?

MG Creare un’attività stabile e produttiva che possa far lavorare per me altre persone in modo da dare sempre un prodotto migliore ai miei followers, ampliare format e fare video sempre migliori e di qualità maggiore!

RSC Sopravvivere. Poi, in seconda battuta, vendere un milione di copie.

-         Un aggettivo, solo uno, per il tuo compagno di scrittura?

MG CROCCANTISSIMO!

RSC “Croccante” sarebbe scontato, allora dico “genuino”.


Link al Libro
Ricordiamo che inserendo il coupon "santone" potete acquistare i due volumi de Che lo svapo sia con voi al prezzo scontato di 15 euro.

Ed ecco il secondo, attesissimo, volume de Che lo svapo sia con voi, de Il Santone Dello Svapo. In questo volume Matteo ci spiega tutte le tecniche per rigenerare, arrivando, così, al massimo dell'aroma e del gusto possibile.
Da leggere, ovviamente, dopo il primo volume, per avere una buona base di apprendimento.

Abbiamo creato un coupon "santone" (dovete inserirlo, senza virgolette, nel carrello) che vi permetterà di prendere entrambi i volumi con 5 euro di sconto e, in più, per chi acquista i due volumi o anche solo il secondo, avrà altri 5 euro di sconto per il cartaceo, in uscita a dicembre.
(Curatore: Renzo Semprini Cesari)

Settimana prossima intervista doppia a Matteo Gallegati e Renzo Semprini Cesari.

Link all'ebook

Abbiamo intervistato Antonio Pintér e Calogero Rizzo, autori di The pipe man.

Di dove siete?

Antonio: Sono un milanese nativo e stanziale con radici multiformi, tra cui quelle ungheresi, che mi hanno dato il cognome.

Calogero: Agrigento, adesso vivo ad Hove in Inghilterra.

Cosa fate nella vita?

Antonio: Faccio il pubblicitario, ovvero il tuttologo. La varietà degli interessi e delle competenze compensa il non sapere, e non saper fare bene, praticamente niente.

Calogero: Principalmente il marito e il padre, tutto il resto è accidentale.

Come vi siete conosciuti?

Antonio: Cercando di riformare i forum e i gruppi di pipa (ovvero facendo gazzarre di vario tipo). È interessante quanto quello dei fumatori di pipa sia un ambiente ricco di menti sbilenche, forse più di altri. Noi evidentemente eravamo tra le più sbilenche.

Calogero: On line, inizialmente, in gruppi Facebook relativi alla pipa. Successivamente ci siamo incontrati diverse volte ed è nata un’amicizia reale.

Com’è nata l’idea di The pipe man?

Antonio: È nata da un’idea di Calogero che da un lato ci aveva preso gusto a scrivere su personaggi in cui la realtà ha poco da invidiare alla fantasia, dall’altro si è divertito a sfidare ulteriormente la mia dubbia competenza di illustratore.

Calogero: Avevo chiesto ad Antonio la cortesia di disegnare la copertina del mio primo romanzo, Felice come un bambino, e lui con la sua solita gentilezza non se lo è fatto chiedere una seconda volta. Considerato il risultato e i suoi cromosomi mi è venuto in mente di realizzare un libro con Antonio.

Come lo avete sviluppato?

Antonio: Parlando e scrivendoci, talvolta partorendo qualche idea insieme, più spesso viaggiando su binari paralleli e incontrandoci a qualche stazioncina per mostrarci dev’eravamo arrivati e come.

Calogero: Stabilita l’idea centrale del lavoro, abbiamo fatto uno schema, scegliendo i tipi di carattere da associare alle forme di pipa. Ci scambiavamo testi e disegni on line, decidendo gli aggiustamenti del caso.

In poche parole, come descrivereste la vostra opera?

Antonio: Spero sia un libro divertente sulle bizzarrie dell’animo umano riflesse nella forma di una pipa. Ovvero una impresa bizzarra al quadrato.

Calogero: Sebbene si tratti di una serie di racconti, ognuno chiuso in sé, con i suoi personaggi e la sua trama, mi piace pensarla come rappresentazione corale della fatica di vivere, pur se le situazioni raccontate sono tutte comiche, quando non grottesche, eccezion fatta per un solo racconto.

Cosa dà e cosa toglie un’opera in cui i disegni e le parole raccontano la storia rispetto a un romanzo o a un racconto?

Antonio: (Disclaimer: sono figlio di illustratore e ho illustrato questo libro. Il mio conflitto di interessi è evidente). Odio i libri con illustrazioni didascaliche, che limitano la fantasia. Ho sempre amato invece le illustrazioni parallele, che non illustrano ma raccontano la loro storia con un altro mezzo, premendo su altri tasti, eccitando ulteriormente l’immaginario. Se la cosa funziona non c’è testo che non ne guadagni.

Calogero: In generale, non saprei dirlo. Nel caso specifico, il tasso di surrealtà, per così dire, dei disegni di Antonio aggiunge un momento di sintesi, a volte allucinata, a volte irenica, che le parole non avrebbero, per forza di cose, saputo esprimere. C’è una tale compenetrazione, fin dalla genesi dell’opera, che oggi non saprei immaginare le parole senza i disegni e viceversa.

Un libro che consigliate e perché?

Antonio: Consiglio assolutamente di acquistare The Pipe Man, possibilmente dopo aver imparato a fumare la pipa. Una delle due cose (ma spero entrambe) è certamente benefica per l’umore.

Calogero: Perché, se siamo riusciti nell’intento, si può riflettere divertendosi.

Un aggettivo per Antonio/Rino?

Antonio: Rino: vendicativo.

Calogero: Antonio: Irascibile.

Dopo the pipe man, lavorerete ancora insieme?

Antonio: Lo stiamo già facendo. Ci saranno novità a breve.

Calogero: Ovvio. Si dovesse rifiutare, non gli porterei più tabacchi da pipa dall’Inghilterra.

Link all'ebook.

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"The Dessert: Harmony in Red", titolo che arriva direttamente da una dipinto di Henri Matisse. Come sempre potete ispirarvi all'opera originaleoriginale e prendere qualsiasi direzione troviate inerente.

Le regole, sempre le stesse:

I racconti (inediti) devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it

La lunghezza massima (e vivamente consigliata) è di quattromila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office (doc, docs, odt).
Il titolo deve essere composto dal vostro nome-cognome e da "The Dessert".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Scadenza 30 ottobre2017.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito e a mettere un like alla pagina facebook. Sarà più semplice comunicare e potrete seguire ogni nostra iniziativa.

 

Cosa si vince?

I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it

 Entro fine  dicembre 2017 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

Link a Prospettive, l'ebook della prima antologia.

Ci sono storie che sembrano sogni. Ci sono sogni che diventano narrazioni. Per essere manifesto, storie e narrazioni, devono avere parole e immagini. In questo caso, con questo libro, parole e immagini si fondono perfettamente, facendoti capire, prima ancora di assaporare, cosa vuol dire incastro, precisione, movimento. Lo capisci e poi ti lasci andare e rivedi una forma letteraria all’interno di un disegno, e poi un disegno che prende parola.

Pintér e Rizzo non sono stati due autori, ma uno solo. Hanno dato visione narrata ai nostri possibili sogni. Sono stati Lombroso e poi Gogol, hanno giocato con Picasso per diventare De Quincey.

I personaggi immaginati e immaginifici trovano ragione d’essere nell’appartenenza. Benjamin, in una delle sue mille perle, disse “la forma è sostanza”. E così Pinter-Rizzo rielaborano questo spunto rendendolo corrente, perfetta sincronicità tra gravidanza e parto.

Questo è un libro da leggere con la consapevolezza che l’ultimo punto non terminerà il flusso creato dagli autori, ma che, al contrario, testimonierà solo l’ennesima trasformazione.

Settimana prossima intervista doppia agli autori.

Questo il link all'ebook.

 

Nove - diciotto

Dell’alienazione

Alberto Baroni

Jona Editore, Torino, 2017

“Nessuno dei personaggi che affollano le strisce è indispensabile, ma tutti contribuiscono a dare vita all’unico protagonista vero: l’azienda stessa. Ognuno s’immedesima nella figura aziendale che gli è stata assegnata, impiegato, operaio, dirigente… e, come un personaggio di un rolegame fantasy, cerca di farla sopravvivere ad ogni costo fino all’ora dell’uscita”.

Più volte ho letto e riletto il passo dell’introduzione in epigrafe, non riuscendo a mettere esattamente a fuoco il mio pensiero, che ondivago si spostava tra Marcuse e Hobbes. L’uomo a una dimensione o il Leviathan? Si tratta di azienda o di Azienda.

Se il volume, con le sue strisce essenziali – mai banali, ci narra in tono grottesco e divertito le vicende di un gruppo di impiegati del post-moderno, d’altro canto uno strisciante senso di angoscia s’incunea sordo tra i riverberi del tablet e gli atti di pensiero.

È del tutto evidente che per il momento la società tecnologica ha vinto la sua partita e ha imposto il suo ordine fondato sulla facile profezia del filosofo tedesco: “Una confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà prevale nella civiltà industriale avanzata, segno del progresso tecnico”.

Quest’aspetto emerge del tutto lampante dalle spiritose situazioni che Alberto Baroni sapientemente riesce a dosare, con un’incredibile nota di ironia e, spesso, di leggerezza. Credo di non sbagliare, nell’indicare in questa capacità ossimorica, in limine tra divertimento e angoscia, la chiave esplicita della tetralogia di fumetti; oltre l’accattivante tratto di matita, non privo di insidie tecniche brillantemente risolte, che da antico fallito fumettista gli ho dovuto fortemente invidiare.

Però tornando al dilemma iniziale, rimane la questione: azienda o Azienda?

Se Carlo V fu, politicamente, il padre dello stato moderno, è altrettanto indubbio che Thomas Hobbes ne fu il teorico. Filosofo della modernità con la sua metafisica nichilista, è il padre della filosofia politica da allora ai giorni nostri, almeno per come la conosciamo.

Al netto della visione autoritaria e volontaristica del potere (il rapporto tra sovrano e suddito è face to face, ogni comando è legge positiva, perché ius positum, posto) è, ormai da tempo, chiaro alla comunità scientifica il valore fondante dello stato moderno da parte del pensatore inglese. E questo è lo stato, la pseudo forma di democrazia, che hanno ereditato e tanto criticato i francofortesi, tra i tanti.

Ora, lasciando cadere tutte le infinite questioni verso le quali questa discussioni ci porterebbe, mi piace soffermarmi sull’immagine riprodotta sul frontespizio del Leviathan, l’opera dove la teoresi gius-filosofica dell’inglese ha raggiunto il suo apice.

Forse è stata solamente la presenza di questo frontespizio, che vuole con le immagini dare la plastica visione della speculazione, che mi ha suggerito il dubbio, risvegliando ceneri che covavano ormai da oltre un quarto di secolo.

Lasciando perdere le immagini nei riquadri inferiori che rappresentano la dicotomia tra potere temporale ed ecclesiastico – tutti assunti dal sovrano; dedicherei maggiore attenzione all’immagine del gigante che sovrasta le colline che digradano verso la città. Il corpo, simbolico, del sovrano è costituito dalla somma dei corpi di tutti i sudditi, simbolo del patto sociale, attraverso i quale l’uomo è uscito dal ferino stato di natura, dove il “diritto illimitato di ognuno su tutte le cose” si scontrava con quello degli altri. Solo la rinuncia a questo illimitato diritto di natura ha consentito la formazione dello stato, l’unico soggetto, o meglio meta-soggetto, che garantisce quello che era assolutamente precario nello stato di natura: la vita.

Ecco, e a questo mi ha fatto pensare l’opera di Alberto Baroni, la vita; ma quale tipo di vita? Non era forse già in germe tutto contenuto in quest’immagine? La “confortevole, levigata, ragionevole, democratica non-libertà” di Marcuse, non è forse l’esercizio, apparentemente ragionevole, addirittura auspicabile, di una tirannia assoluta e celata dietro l’apparente ragionevolezza del diritto che cede a quella economica?

I personaggi di Alberto Baroni non rinunciano ai loro diritti di lavoratori, di uomini quindi, pur di continuare a far parte dell’Azienda, questa volta hobbesianamente personificata? Certo che rinunciano, in cambio della vita: della sussistenza vitale; neppure più per l’ordinata convivenza entro l’ordine del consorzio civile, se mai vi è stato.

La rinuncia ai diritti dei lavoratori, che la politica del mondo occidentale tutto impone, lo si assume fondato sulla razionalità intrinseca, sul valore oggettivo delle leggi economiche che dettano la vita del mercato.

Ma il predominio di questa nuova spietata oligarchia della ricchezza, nel nome della deregulation, si afferma dopo che Amartya Sen ci ha spiegato quale sia il rapporto tra etica ed economia; dopo che Natalino Irti, con L’ordine giuridico del mercato, ci ha spiegato che questi è un luogo artificiale, formato da scelte politiche, attraverso il medio della tecnica legislativa. Le norme (costitutive, in quanto creano qualcosa che prima di esse non esisteva) sono strumenti appunto costitutivi del mercato. Tesi ormai accettate da, pressoché, tutti gli economisti.

Eppure, dimostrata la fallacia teoretica di una pretesa visione economicista del mercato, dominato dall’oggettività scientifica al pari della matematica, è rimasta vincitrice l’oligarchia portatrice di questa visione.

Unico diritto rimasto al lavoratore è quello alla vita, oggi alienata, senza più neppure la possibilità di ribellarsi al potere, cosa che almeno Hobbes concedeva al condannato a morte.

Siamo tornati allo stato di natura? Paiono chiedere, tra un sorriso e l’altro, le strisce di Albero Baroni.

 

link a nove-diciotto 201-300 (codice sconto per acquistare i tre volumi scontati: nove-diciotto)

Nicola Muratore

Jona Editore, Torino, 2017

“Non sono mai stato un appassionato di biciclette. O meglio, non lo sono mai stato fino a qualche anno fa. Non lo sono mai stato finché non ho incontrato loro: i bike messenger”.

Poniamo che uno sportivo si metta alla lettura del libro di Nicola Muratore, e poniamo sia un arbitro di calcio che abbia fatto ricorso, poche ore prima di leggere il libro, a tutta la sua sapienza ed esperienza per condurre in porto un difficilissimo pareggio. Lo vedremmo, di tanto in tanto, posare il tablet sulle ginocchia e, riaccesa la pipa, osservando astratto le azzurrognole nuvolette di fumo che vanno verso il soffitto, fare una smorfia, scuotendo la testa in cenno di diniego.

Son bestie strane gli sportivi, qualunque attività fisica gli venga richiesta, sono intimamente persuasi di appartenere alla migliore delle categorie sportive, quella che custodisce i più veri, i più autentici valori sportivi. La loro comunità è costituita per lo più da cretini, e lo sanno bene, loro che cretini non sono; comunque sia, è la migliore.

Questa curiosa attitudine all’esclusività può essere denominata in molti modi, dal “senso di appartenenza” alla “schizofrenia”. Io ho sempre pensato che fosse passione.

E qua ci troviamo già nel medio delle fatiche letterarie di Nicola Muratore, il quale inizia il suo racconto con le parole dell’epigrafe. Il quale incipit ci dice già molto intorno a quello che andremo a leggere. Ci dice quale sarà la scrittura: lineare come una pedalata in pianura, ma non priva di coinvolgimento, di quel tipo strano di coinvolgimento, come quando inizi a faticare pedalando non rendendoti conto del perché, finché non realizzi che in realtà stai affrontando un falsopiano, di quelli bastardi.

E però è bello scoprire che, in fondo, ce la stai facendo abbastanza in scioltezza, che ancora resisti, nonostante l’acido lattico, nonostante l’età e che la fine dell’inaspettata salita è a poche pedalate; non così poche, ma non scenderai dalla bici e lo sai.

Ne ha fatte salite il buon Nicola, anche nello scrivere questo libro, il quale contiene almeno tre piani di lettura.

Il primo, ça va sans dire, è il mondo dei bike messanger. Il secondo, segue il primo, è costituito da tutte le indicazioni tecniche che vengono fuori dalla lettura di quel mondo e, infine il terzo è il romanzesco mondo dei bike messanger attraverso le peripezie di Nicola.

Guasconi, ecologisti, sudati e puzzolenti bevitori di ettolitri di birra, sempre disposti a darsi una mano in ogni occasione, come a sfidarsi nelle più svariate, quanto rischiose, gare che inutilmente le forze dell’ordine tentano di impedire.

Una comunità di nuovi lavoratori del post-moderno, che con questo tempo vogliono consapevolmente fare i conti, chiedendo conto e ragione delle sue storture. Una comunità che ha delle regole ben precise, sebbene non scritte, dalle quali mai il senso morale di ognuno di loro può prescindere, senza considerarsi, da sé, fuori dal quel mondo.

E credo questo sia uno degli aspetti più affascinati del lavoro di Nicola: la sfida all’alienazione del moderno, portata avanti proprio da chi quella modernità, almeno anagraficamente, dovrebbe incarnare.

Invece, il cuore della questione credo stia nella riscoperta di immutabili valori, senza la condivisione dei quali l’umano rischierebbe di scivolare in un altrove fatto di indolenza, pulizia, mancanza di fatica e dolore. Il mondo anestetizzato che i positivismi del secolo breve ha tentato di lasciarci in eredità è interamente rovesciato da un’assoluta precarietà dell’esistere, che si fa vita nell’untuoso grasso delle catene, nella durezza delle escoriazioni dell’asfalto, in un afflato di semplicità che sembra farsi francescano. E se i minori osarono sfidare colla loro ‘altissima povertà’ il potente decretalista Giovanni XXII, i bike messanger sfidano un sistema ancora più tremendo e diffuso, in quanto accettato da tutti, anche dai frati minori, ormai.

Non vuole dare giudizi Nicola, non considera nessuno migliore o peggiore, ma distingue: ci sono quelli che fanno certe gare e quelli che ne fanno certe altre, come ci sono i ciclisti fighetti della domenica. Distingue e distingue ancora, da buon sacerdote di un mondo che sente sacro, che non può, né deve essere confuso con altri. Non può essere confuso con quello degli automobilisti, ulteriore generalissima distinzione, ma neppure con…

Penso che se Nicola avesse deciso di scrivere un ulteriore capitolo, avrebbe distinto il mondo dei bike messanger dal resto dell’umanità; posseduto e divorato ormai dalla sua passione, come Socrate dal suo daimon.

Quello che non voleva essere romanzo, finisce per essere, quantomeno, novella, con la sua trama, a dispetto della prefazione. Pagina dopo pagina, il lettore a chiedersi a quale gara parteciperà Nicola, se avrà fortuna nel lavoro; se consegnerà quel pacco attraversando di notte, sotto la pioggia che si mescola col sudore, le strade sterrate dell’hinterland torinese, ormai fatte di fango.

Non è un romanzo, ma ne ha certo il ritmo: l’entusiastica foga di narrare, non si fa ingabbiare nei tecnicismi, nell’apparente, desiderato distacco. Se la bici ha preso il corpo di Nicola, trasformandolo in un essere mitologico, come egli stesso confessa, la narrazione gli ha preso le mani, guidandole sulla tastiera.

Non è un romanzo, dunque, ma la breve storia di un’esistenza, dove infine Nicola ci ha raccontato come ha raggiunto la felicità, e l’arbitro cinquantenne che ha ormai venduto le sue auto e va al lavoro o al campo di calcio in bici, alla fine, con un sorriso abbozza: “E già! Hai proprio ragione, figliuolo”.

Il Link a Mess-Life.

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