Jenny è pazza, titolo che arriva direttamente da una canzone di Vasco Rossi. Come sempre potete ispirarvi dal testo originale e prendere qualsiasi direzione troviate inerente.

Le regole, sempre le stesse:

I racconti (inediti) devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it

La lunghezza massima (e vivamente consigliata) è di quattromila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome-cognome e da "jenny-è-pazza".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Scadenza 31 luglio 2017.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito e a mettere un like alla pagina facebook. Sarà più semplice comunicare e potrete seguire ogni nostra iniziativa.

Cosa si vince?

I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it

 
Entro fine  dicembre 2017 i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

Link a Prospettive, l'ebook della prima antologia.

Ciao Enrico, partiamo dalla domanda che tutti ti vorrebbero fare: lo sai che c’è un sito web col tuo nome esatto che recensisce dentifrici? Quanto incide sulla tua scrittura un buon dentifricio?

 Non sapevo di questa faccenda. Ma colgo lo spunto per ricordare che un tempo c’era un sito col mio nome esatto - forse al medesimo url dell’attuale “toothpaste digest” - che pubblicizzava massaggi thailandesi a quattro mani.
Tanto il fluoro quanto il giusto relax sono molto importanti nella vita, ma onestamente non li metterei ai primi posti fra i miei personali stimoli.
La mia vocazione verso la scrittura nasce esattamente come quella degli sportivi e dei musicisti in età giovane, esclusivamente per autoaffermarsi fra pari e impressionare le ragazzine. Poi ritengo che la faccenda mi sia sfuggita di mano, ma va bene lo stesso, in fondo è un mestiere onesto e dotato del suo fascino.

Parliamo  del tuo ultimo lavoro: Il sogno del drago. Narrativa, Letteratura di Viaggi, addirittura Guide Turistiche. Ovunque venga catalogato è tra i top seller. Possiamo definirlo romanzo? Di cosa parla? Chi è il drago?

 Dopo tre romanzi dedicati ad altrettanti viaggi a piedi (Nessuno lo saprà, 2005; Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro, 2007; Gli Psicoatleti, 2011) credevo di non avere più nulla da raccontare sull’argomento. In effetti, è stato così per un buon lustro; poi è successo che, nella buona stagione dell’anno scorso, mi sono messo in strada da Torino per raggiungere a piedi Santiago di Compostela - e da lì Finisterre - traversando il Piemonte occidentale, mezza Francia e tutta la Spagna del Nord.
E, nel corso delle 12 settimane del viaggio, la narrazione - “romanzo”? Forse meglio "diario romanzato"? - si è autoimposta, così come la battaglia interiore col drago, unghiuta e fumigante metafora delle nostre insicurezze e paure.
Se proprio non sei una persona senza cuore, impossibile restare indifferenti al moto collettivo della assortita repubblica di camminatori in viaggio verso la tomba - presunta, ma che importa? - dell’apostolo Giacomo, “il figlio del tuono” giunto a predicare la Buona novella ai limiti del mondo conosciuto.

 

Camminare è la tua passione. Legato al viaggio hai scritto anche Il pellegrino dalla braccia d’inchiostro. Queste lunghe attraversate, il tempo speso a meditare, ti spingono a impegnare il cervello nell’elaborazione di nuove storie, oppure sono fonte di ispirazione perché durante i tuoi viaggi te ne succedono davvero di ogni tipo?

 In realtà dovrei rispondere affermativamente a entrambe le domande, ché scrittura e cammino si nutrono a vicenda.
Quel che posso dirti è che nella mia visione profondamente stagionale dell’esistenza, la partenza per un viaggio a piedi impegnativo deve necessariamente seguire la consegna di un testo complesso all’editore; parti a primavera, felice di lasciarti alle spalle il periodare e l’editing, le bozze e le telefonate con l’ufficio stampa, per rifugiarti nel mondo meravigliosamente analfabeta in cui ci si muove un passo alla volta, ogni sera si dorme sotto un tetto diverso, si mangiano alimenti discutibili - talora difficili da decifrare - e la narrazione è quasi esclusivamente orale.
Procedendo pian piano, una tappa dopo l’altra, si ricostruisce la propria consapevolezza, e ci si innamora daccapo delle parole scritte.

  

Questo romanzo racconta la storia di un gatto da prima che venga al mondo, quando confonde il ventre materno con una generica scatola, fino alla conclusione di un lungo viaggio che quel mondo – ostico, solitario e sovraffollato – glielo farà conoscere e attraversare. Un mondo sovraffollato come in principio di racconto, quando il piccolo deve condividere con un numero imprecisato di fratelli uno spazio sì familiare, ma sempre più angusto, ma anche sovraffollato come quando, abbandonato a se stesso, avrà a che fare con luoghi e con spazi avversi, con macchine, camion, traffico e piazzole di sosta. Allo stesso tempo un mondo solitario, all’interno del quale nessuno gli regala niente, dove altri emarginati come lui, che sia un barbone o una prostituta o una giovane zingarella, un momento sembrano amici e un momento dopo non possono evitare di confermare un eterno abbandono. È la storia di un gatto che troverà un nome, Grumo, solo quando troverà un umano degno della propria fiducia. E insieme al proprio nome e al proprio posto in quello strano mondo, il nostro gatto dovrà scoprire anche i nomi delle cose, dovrà scoprire i sentimenti, ma soprattutto dovrà scoprire il senso della luce emanata dalle persone. Ogni persona una luce diversa. Ogni luogo un’esperienza, come è un’esperienza continua la vita. Il gatto che diventerà Grumo cresce con lo sviluppo della storia e impara, sia a cavarsela, sia a diffidare dei cattivi e dei nemici; e noi lo seguiamo a volte con apprensione, a volte con curiosità, a volte con entusiasmo, ma sempre mossi da un affetto verso un cucciolo che con le proprie continue scoperte finisce col farci riscoprire la vita. Il romanzo è scritto in uno stile semplice e lineare che rende credibile la voce del gatto, nonostante a volte venga da chiedersi come faccia a conoscere alcune cose, per logica sconosciute a un piccolo gatto, e altre più ovvie no. Ma la logica non è cosa di questo romanzo, mentre lo sono la tenerezza, l’avventura, il terrore e la ricerca, instancabile e alla fine premiata.

      

Se si vuole leggere un romanzo pulito e lineare, ordinato, all’interno del quale la storia e le parole evolvono di pari passo, senza stridori, Felice come un bambino non è il romanzo adatto. Questo, parlando di fumo e di pipe, è un romanzo che getta fumo negli occhi. Lo fa fin dall’inizio, con un incipit che porta il lettore tra le bancherelle di un mercato palermitano che ad altro non serve se non nascondere, come fumo artificiale sopra il palco di un teatro, l’allestimento della vera scenografia. In un batter di ciglia, infatti, Calogero Rizzo ci porta via da Palermo per intraprendere non uno, ma due viaggi contemporanei in giro per il mondo, alla ricerca di un oggetto mistico e misterioso. Il fumo ricorre di continuo e come fumo di pipa la storia si arrotola su se stessa, si capovolge in aria, si ferma e poi riprende vigore alternando le vicissitudini dei due improbabili investigatori. Improbabili non per loro demerito, ma per la particolarità di ciò su cui si sono specializzati a investigare: pipe.

Tramite un linguaggio desueto, l’abuso di aggettivi e una scrittura volutamente fuori dal tempo, Rizzo trasporta il lettore dentro atmosfere a tratti fosche, a tratti storiche, a tratti erotiche e a tratti avventurose. Non mancano l’amore e una sana scazzottata, non mancano i quartieri multietnici, non manca qualche risata e non manca mai, non avrebbe potuto, l’aroma e la compagnia di una pipa. Questo è un romanzo per chi non disdegna la passione, per chi ha voglia di abbandonarsi alla lettura senza soffermarsi troppo sulla musicalità delle parole. I personaggi, principali o secondari che siano, alternano saggezza e vizi umani in modo talmente variegato che si arriva a trattare, in maniera filosofica, anche della vanità nel mondo. E qui Rizzo gioca sul filo della comprensione e viene incontro al lettore, come me meno acculturato, dichiarando che gli stessi personaggi collaterali non comprendono a fondo quel filosofeggiare.

Lungo tutto il dipanarsi della storia si tratta, infine, il tema del collezionismo, il senso vano del possesso, facendone vedere vizi e difetti, ma anche gli aspetti prettamente goduriosi e lasciando per il finale l’atteso apice del piacere.

Amanti dei contest, indecisi, futuri autori, chiunque ambisca al riconoscimento del proprio lavoro di scrittore, non perdete l'occasione del contest di marzo perché dopo questo si chiuderanno i giochi e inizierà la selezione dei racconti per la prima antologia. Fino a oggi ci avete donato degli ottimi racconti, la vittoria di un contest o la nomina tra i finalisti è un premio che gratifica, ma riteniamo che il lavoro dello scrittore debba essere premiato in moneta, per questo a ogni finalista che verrà selezionato per l’antologia sarà proposto un contratto editoriale e riconosciuto un diritto d’autore. La prima antologia uscirà in forma di ebook. Stiamo lavorando al titolo e alla copertina, abbiate pazienza, non è ancora il momento di concedere anticipazioni. Quando uscirà in commercio (e come sempre faremo del nostro meglio perché avvenga in tempi brevi), daremo avvio alla seconda serie di contest mirata alla nascita della seconda antologia; anche questa verrà pubblicata in forma digitale. Il meglio delle due raccolte confluirà in un volume cartaceo.
Buon lavoro a tutti.

La strega e il diamante, titolo che arriva direttamente da una canzone di Mannarino, (Bar della rabbia). Come sempre potete ispirarvi dal testo originale e prendere qualsiasi direzione troviate inerente.

Le regole, sempre le stesse:

I racconti (inediti) devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it

La lunghezza massima è di duemila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome-cognome e da "la_strega_e_il_diamante".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Scadenza 31 marzo 2017.
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito e a mettere un like alla pagina facebook. Sarà più semplice comunicare e potrete seguire ogni nostra iniziativa.

Cosa si vince?

I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it
Entro fine  maggio 2017 (abbiamo posticipato di tre mesi per raccogliere ancora vostri scritti) i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

Muri spensierati (in ogni accezione vogliate)

Siamo abituati a considerare i muri e i confini come elementi che limitano, che privano, che tolgono libertà. Muri domestici che nascondono abusi. Confini tracciati con filo spinato. Separazioni fra Stati, stili di vita ed economie. Immigrazioni, diversità, paure. Ma i muri e i confini non hanno solo funzioni e accezioni negative. I muri eretti migliaia di anni fa hanno perso la propria funzione e oggi raccontano una o più storie.

(nella foto ‘Muri di Venezia’ di Lanfranco Giovannini – Officina d’A)

Nei prossimi giorni vi diremo chi ha vinto il contest di dicembre, a seguire le pubblicazioni.

Le regole:

I racconti (inediti) devono essere inviati a: contest@jonaeditore.it
La lunghezza massima è di duemila parole.
Il documento deve essere in qualsiasi formato office.
Il titolo deve essere composto dal vostro nome-cognome e da "muri spensierati".
Dovete scrivere consenso a pubblicare online lo scritto, in caso di vittoria.
Precisiamo che con "inedito" si intende non pubblicato né su cartaceo, né online.
Scadenza 28 febbraio 2017
Chiediamo, inoltre, ai partecipanti, di iscriversi al sito. Sarà più semplice comunicare.

Cosa si vince?
I due o più vincitori (se i racconti inviati saranno meno di cinquanta decreteremo solo un vincitore) avranno pubblicazione in www.jonaeditore.it
Entro fine  maggio 2017 (abbiamo posticipato di tre mesi per raccogliere ancora vostri scritti) i migliori tra i vincitori avranno un contratto editoriale e saranno pubblicati in cartaceo e in epub.

In occasione del lancio del contest di Gennaio dal titolo ‘Muri spensierati’ abbiamo il piacere di  di promuovere una nuova collaborazione, quella con l’associazione culturale Officina d’A. “Officina” è un termine che proviene dal latino e significa “opera, lavoro, fare”. Una valenza simbolica forte e incisiva che ben si presta a indicare anche la cooperazione in ambito artistico. Spinti dal piacere della ricerca i pittori di Officina d’A hanno smesso da tempo di fare mostre per esporre le proprie opere o per appendere quadri alle pareti, e si sono dedicati alla realizzazione di progetti di più ampio respiro. Arte come ricerca: dunque non solo piacere estetico, ma anche strumento per una riflessione. Officina d’A collabora con artisti di ogni disciplina, filosofi, musicisti e teatranti. Ben lontani dal voler fornire risposte, spingono i fruitori dei propri eventi, piuttosto, a porsi domande, con occhio attento alla comunicazione. Alcuni racconti del prossimo contest saranno utilizzati dagli artisti di Officina d’A all’interno del loro nuovo progetto intitolato, appunto, ‘Muri’.



MURI SPENSIERATI – il contest

Siamo abituati a considerare i muri e i confini come elementi che limitano, che privano, che tolgono libertà. Ovunque volgiamo lo sguardo sentiamo parlare di muri domestici che nascondono abusi, di confini tracciati con filo spinato, di separazioni fra Stati, stili di vita ed economie, di immigrazioni, di diversità, di paure. Siamo attorniati da uno stato di ansia e terrore. Ma i muri e i confini non hanno solo funzioni e accezioni negative, possono bensì contenere, proteggere o raccontare. I muri eretti migliaia di anni fa hanno perso la propria funzione e oggi raccontano una storia che non è solo quella di coloro chi li hanno eretti, o di colui che li ha fatti erigere (pensiamo a un momento, a un portale, alle mura di cinta di una città, di una chiesa, di un castello, pensiamo a una casa diroccata di campagna) ma è anche una storia nuova composta da stralci delle storie di tutti coloro che hanno vissuto affianco a quel muro, che ci hanno sbattuto contro, che ci hanno pianto, riso, che ci hanno lasciato sopra una scritta, che vi ci sono arrampicati per raccogliere una mela o per scoprire un nuovo orizzonte. I muri sono sempre stati la carta sulla quale l’uomo ha tracciato i propri pensieri, dai geroglifici ai graffiti, ai writers, alla spray art. Ai muri sono stati affissi cartelli elettorali, pubblicità, locandine di film e di concerti, manifesti funebri. Muri sui quali opere d’arte sono state nel tempo coperte da una mano di calce per graffiarci sopra simboli di guerra e di terrore. Ma la calce si sgretola e con un poco di pazienza e di fortuna la bellezza torna alla luce. Tra i muri domestici si possono consumare abusi, ma anche amori, i primi baci. Muri antichi, muri di mattoni cotti a mano, muri di cemento armato. I muri tra due appartamenti ascoltano storie di famiglie, respirano vite, sono dei pazienti confessori. Il progetto muri, avanzato dall’associazione culturale Officina d’A, con la quale Jona fa partire questa collaborazione, si pone come obbiettivo soffiare via la polvere dell’ansia, le notizie negative, le accezioni opprimenti dei muri e del loro alter ego che sono i confini, le guerre, le separazioni tra i popoli, le problematiche dell’immigrazione, non per ignorarle o per chiudere gli occhi, ma per ricordare che la vita è anche qualcosa di positivo. Scrostare il grigio e offrire una visione dei muri che sia fresca, spensierata, romantica, oppure colorarlo quel grigio e offrire al lettore qualche momento di pace e di beatitudine.


Il primo gennaio pubblicheremo il bando per il contest.