Iniziano le nostre interviste ai sette personaggi iniziali selezionati per Il Gioco 2.0.

Un modo diverso per conoscerli un po’ più da vicino e leggere come parlano di se stessi.

Qual è il tuo nome?

Mi chiamo Dorotea de Marchi.

Da dove vieni? Hai sempre vissuto lì? Se ti sei spostato, perché lo hai fatto?

Vengo da un piccolo paese di montagna in Valsesia, mio padre è originario di lì, ma mia madre era greca. Dico era, perché è morta quando avevo tre anni e io sono cresciuta odiando quel buco di posto che l’aveva uccisa portandomela via. Appena ho potuto me ne sono andata: ho fatto l’università a Bologna e sono rimasta a vivere li fino ad ora. Mi piace Bologna.

Quanti anni hai?

Ho 35 anni.

C’è un evento della tua vita che ti ha particolarmente segnato?

Sicuramente la morte di mia madre, anche se io non me la ricordo nemmeno; ma è una tragedia che ha piegato la mia famiglia e condizionato tutta la mia vita.

Qual è il tuo colore preferito?

Il nero, senza dubbio.

Come trascorri il tuo tempo libero?

Faccio parte della comunità gothic-dark bolognese, partecipo spesso a feste e serate nel giro e vado volentieri a concerti di gruppi goth, electro e new wave.

Qual è il tuo principale pregio?

Sono molto sensibile ed empatica, mi faccio carico di tutti i problemi degli altri e cerco di aiutarli a risolverli. Non sono proprio sicura di riuscirci, ma soffro molto per ognuno di loro, questo è poco ma sicuro.

Qual è il tuo più grande difetto?

Non riesco a tenere separata la mia vita privata da quella professionale, e per una psicologa questo è un difetto gravissimo. Sì, faccio la psicologa di professione.

Cosa ti piace nelle altre persone?

La trasgressione.

Cosa, invece, non sopporti?

Il conformismo.

Perché hai deciso di partecipare a Il Gioco 2.0?

Perché l’idea di interagire con delle menti nuove e sconosciute mi intriga. E ascoltare i problemi degli altri mi aiuta a non soccombere ai miei.

Cosa ti aspetti da questa esperienza?

Mi aspetto di poter mostrare il nero che ho dentro senza riserve, e magari creare l’occasione per mostrare a qualcuno dei partecipanti anche il nero che ho di fuori.

Per chi volesse conoscere di più:

Il blog de Il gioco

Il video

La pagina facebook

Serena Barsottelli: Chi è realmente Nicola?

Nicola Rovetta: Nicola Rovetta è una persona un po' eccentrica, come Eddy d'altronde, ha cominciato da poco a scrivere, legge da sempre, e gli piace molto anche la scienza in generale. Questo fa parte della sua eccentricità.

Angela Colapinto: Cos’è stato per te Il Gioco 1.0?

Nicola Rovetta: Attraverso Il Gioco ho potuto capire meglio una parte di me stesso e sono riuscito a esprimere anche quella parte di me che quasi nessuno conosceva. Sostanzialmente una parte importante per me è questa.

Angela Colapinto: In te è cambiato qualcosa, e se sì cosa, dopo la partecipazione a Il Gioco 1.0?

Nicola Rovetta: Oltre a quanto dicevo prima, quindi una maggiore comprensione di me stesso, ho potuto trovare anche una maggiore capacità letteraria e forse anche un po' di più di fantasia nello scrivere e nella vita in generale. Per me la fantasia è una cosa importante da avere nella vita.


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