Prospettive - le interviste (2)

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Continuiamo a conoscere gli autori di prospettive.

1 Quando hai iniziato a scrivere e perché?
2 Scrittori preferiti?
3 A cosa stai lavorando?
4
Il tuo iter? Da quando hai una idea a quando lo scritto è finito.
5 Da domani non puoi più scrivere, quale arte prende il posto?



Marco Bertelli

1 Forse ho iniziato per caso, vengo dal mondo della musica, ho sempre scritto canzoni e poesie. Sono un viaggiatore e col tempo ho cominciato a riempire taccuini con riflessioni e pensieri. Poi tre anni fa ho cominciato con i racconti ed eccomi qua.
2 Così al volo, fra i tanti, direi Jhon Fante, Nick Hornby, Philip Roth.
3 A un romanzo, il mio primo, e devo dire che rispetto al racconto risulta molto più impegnativo.
4 Mi lascio guidare dall’istinto, scrivo di getto ma sono lento, lascio sedimentare per poi rimetterci le mani in seguito e nel giro di qualche settimana il racconto è finito.
5 Di sicuro il primo amore, la musica,  anche se da qualche anno mi sono avvicinato al  teatro.


Gianluca Martino

1 Ho iniziato da circa un anno. Come scritto nel profilo ad un centro punto ho realizzato essere necessario far transitare nella forma scritta gli impulsi cerebrali. Dare rigore formale al pensiero cosciente, espellerlo e favorire il nuovo afflusso dal substrato latente.
2 Non sono in grado di fare liste. Posso citare per senso di riconoscenza Dostoevskij e Pirandello per personale formazione psico-pedagogica. Non sarei lo stesso senza di loro. Fante pe la violenza espressiva. I Delillo, i Foster Wallace, i Pinchon i Gombrovicz perché mi hanno letteralmente destrutturato le sinapsi. Ma poi pensi a Beckett, Brecht, Checov e non ti fermi più.
3 Romanzo sarebbe il primo. Spero di non impazzire.
4 Essendo insicuro e paranoico lascio sedimentare a lungo l’idea nella mia testa, indefinitamente. Se quando ritorno la ritrovo ancora lì, ad aspettarmi, vuol dire che ha superato il vaglio estetico-emotivo, diventando ossessione. A quel punto è pronta per essere  corrotta nella forma scritta.
5 Teatro. In cui mi cimento già, sia di prosa sia musicale. Lo considero la più spietata sintesi tra trauma e divertimento.


Carlo Capotorto

1 Ho iniziato a scrivere da molto giovane, verso i 10/11 anni, in un periodo abbastanza difficile a livello personale, trovando nella poesia e nei racconti uno sfogo, un aiuto ad andare avanti senza giudizio alcuno.
2 Primi su tutti Marquez e Verne.
3 Al momento sono impegnato in molte altre attività, ho concluso da poco una novella ma non posso raccontare molto perché sono in attesa di risposte editoriali.
4 Varia moltissimo, mi capita spesso di iniziare a scrivere partendo da un semplice pensiero o una frase e poi sviluppare la storia seguendone il flusso. Altre volte, al contrario, ho ben chiaro dal principio lo sviluppo dei fatti e la loro conclusione, tutto dipende sempre dai personaggi: spesso sono loro che mi chiedono di farli morire dopo poche pagine, a me non resta che accontentarli.
5 Una delle tante che tutt’oggi porto avanti, disegno, suono, fotografo, ballo, filmo… attività, più che arti, che svolgo quasi quotidianamente e che, appena tralascio, mi mancano indicibilmente. Non le si possono chiamare arti, senza di esse si annullerebbe il senso del tempo ed il gusto di vivere, senza queste curiosità non esisterei. Da domani non posso più scrivere? Continuerei con il resto e certamente troverei altro a cui interessarmi.